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Livorno (LI)

Comune toscano, capoluogo dell'omonima provincia, Livorno è situata lungo la costa del Mar Ligure ed è uno dei più importanti porti italiani, sia come scalo commerciale che turistico. Terza città della regione per popolazione, Livorno è un centro industriale di rilevanza nazionale e sede dell'Accademia Navale della Marina Militare. Nella lotta contro il Fascismo la provincia di Livorno pagò un prezzo molto alto, testimonianza dell'esistenza di una tenace e diffusa opposizione popolare al regime. A Livorno, città priva di una dimensione rurale, il fascismo fu un fenomeno legato essenzialmente alla borghesia, alla quale apparteneva la famiglia di Gaelazzo Ciano, futuro genero di Mussolini e Ministro degli Esteri del regime. L'ascesa politica di suo padre, Costanzo Ciano, coincise con una serie di interventi per la città e con l'ampliamento dei confini provinciali. Costanzo Ciano fu abile nel fare associare il proprio nome, o quello dei familiari, a diverse opere pubbliche, pur senza contribuire fattivamente alla loro realizzazione: ad esempio, il nuovo complesso ospedaliero, il suggestivo belvedere sul mare e lo stadio comunale. Negli anni Trenta fu costruita in località Stagno l'Azienda Nazionale Idrogenazione Combustibili (ANIC), che conferì, col suo complesso petrochimico, una maggiore caratterizzazione industriale alla città. La connessione tra porto e industrie rese lo scalo di Livorno uno dei tipici esempi di porto industriale, con diverse aree produttive che affacciavano direttamente sulle banchine. All'inizio degli anni Quaranta furono predisposti altri interventi, tra cui un piano di risanamento del centro, ma le operazioni furono interrotte dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Livorno fu l'obiettivo di numerose incursioni aeree, soprattutto a partire dal 1943. Il 28 maggio '43, infatti, a quasi tre anni di distanza dal primo leggero bombardamento subito ad opera dell'aviazione francese, ebbe inizio una serie di oltre cento catastrofici bombardamenti che causarono morti e distruzioni. I B-17 delle forze alleate rovesciarono tonnellate di esplosivo sull'intero territorio cittadino. I bersagli di interesse strategico (la raffineria ANIC, le acciaierie Motofides, il porto) furono duramente colpiti, assieme a gran parte dell'abitato e ai siti di interesse artistico e storico, come il Duomo, la Sinagoga, i teatri San Marco, degli Avvalorati e Rossini, la Dogana d'acqua e il Fanale dei Pisani, quest'ultimo minato e distrutto il 20 giugno 1944 dai guastatori tedeschi in ritirata. Gravi danni riportarono anche la Fortezza Vecchia, la Fortezza Nuova, il Palazzo Maurogordato, la chiesa greca della Santissima Annunziata, la chiesa armena di San Gregorio Illuminatore e la via Grande. Lo sminamento di alcune zone del centro cittadino terminò solo negli anni Cinquanta, mentre la cinquecentesca Fortezza Nuova ospitò baracche per 500 sfollati fino agli anni Sessanta. La città di Livorno, inoltre, dovette pagare anche un alto presso al razzismo nazifascista: almeno 114 furono i cittadini di religione ebraica che, catturati e destinati ai campi di sterminio e di concentramento del Reich tedesco, non fecero più ritorno. In 85 trovarono la morte ad Auschwitz, 5 a Buchenwald, altri a Mathausen, Ravensbrück e Fossoli di Carpi. Ma l'occupazione tedesca si fece sentire in provincia anche attraverso la strategia delle stragi e degli eccidi: a Rosignano, a Vada, a Monte Vaso, nel podere Le Marie vennero assassinati interi gruppi familiari; mentre eccidi più efferati si verificarono in zone poste sul confine della provincia di Livorno - Niccioleta (GR), Castelnuovo Val di Cecina (PI), Guardistallo (PI) -. In questo territorio operarono i partigiani della III Brigata Garibaldi, dislocati soprattutto nelle zone collinari e boscose ai confini tra la provincia livornese e quelle grossetana e pisana, con piccoli gruppi e CLN nei paesi e nelle cittadine. La strategia prescelta per la fase finale della lotta fu quella di precedere l'arrivo del fronte e degli Alleati nella liberazione dei paesi della provincia, e di far convergere più forze possibile verso la città di Livorno per cacciare i nemici. La riuscita non fu completa poiché non tutte le forze partigiane poterono spostarsi tempestivamente verso nord. Il ruolo principale nella liberazione della città di Livorno fu assunto dal 10° distaccamento "Oderdan Chiesa", divenuto brigata nell'ultimo periodo della lotta, che accompagnò gli Alleati nelle azioni per snidare i tedeschi. Il 19 luglio 1944 la città fu liberata dai partigiani e dall'esercito americano guidato dal generale Clark. Nel medesimo anno fu nominato sindaco il giovane Furio Diaz, che all'epoca aveva solo 26 anni: a lui spettò il compito di guidare la giunta comunale nei difficili anni della ricostruzione.

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