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Carpi (MO)

Comune della bassa modenese, Carpi, insieme a Soliera, Novi e Campogalliano, ha da sempre formato una unità territoriale con affinità di sviluppi storici, sociali ed economici. Nel 1943-1945 essi costituirono la cosiddetta I Zona, nella quale la lotta di liberazione assunse un particolare sviluppo nonostante la presenza di condizioni orografiche che le tradizionali tattiche di guerriglia consideravano del tutto negative: un territorio completamente piano e percorso da numerose vie di comunicazione di grande importanza per la Wehrmacht. Subito dopo l'8 settembre 1943 la I Zona, pur essendo caratterizzata dalla presenza di un attivo gruppo di fascisti repubblicani che da Carpi provvedevano a riorganizzare il partito in tutta la "bassa" e che non perdevano mai il controllo del centro urbano, cominciò a costituire una fitta rete clandestina che portò rapidamente alla formazione di diciannove GAP. Le sette squadre in cui si suddivisero i diciannove GAP cominciarono ad operare militarmente all'inizio dell'estate 1944, connettendo strettamente l'attività militare con le lotte rivendicative delle campagne. Nacque così il Distaccamento "Aristide", dal nome di battaglia di uno dei primi caduti, Geminiano Bisi. Tra le azioni più importanti (che spesso venivano portate fuori dai confini della provincia, investendo il Reggiano e il Mantovano, in modo da alleggerire la pressione nemica sul Modenese) sono da ricordare gli attacchi all'aviorimessa di Correggio, alla fine di agosto; e quelli ai presidi fascisti di Rovereto (agosto), Poggio Rusco (11 ottobre) e Novi (27 ottobre). Dall'estate-autunno 1944 si costituirono le SAP, di cui fu animatore nel primo periodo Archimede Benevelli; si sviluppò il Fronte della Gioventù, fondato da Sandro Cabassi, fucilato dai fascisti (ottobre ’44); e operarono i Gruppi di difesa della donna, promossi da Maria Beltrame. Parallelamente continuava l’azione partigiana per difendere il patrimonio agricolo: raduni di bestiame e di prodotti agricoli, represso il mercato nero e garantite la distribuzione di generi alimentari alla popolazione. Dopo il messaggio di Alexander, lungi dallo smobilitare, i partigiani intensificarono la loro attività. La prima battaglia campale si svolse nei pressi di Cortile il 1° dicembre: dopo accaniti combattimenti, centoventi tra gappisti e sappisti respinsero il tentativo di infiltrazione compiuto da oltre duecento nazifascisti. Seguirono, il 19 dicembre, l'attacco in forze alle tre caserme di Gonzaga; infine, il 17 marzo 1945, un'impegnativa battaglia sulla piana di Rovereto: oltre mille nazifascisti cercarono di penetrare nella zona ma, attaccati da seicento partigiani, dopo una giornata di combattimenti dovettero ripiegare alle basi di partenza. Dopo la battaglia di Cortile circa 200 tra partigiani e cittadini si trasferirono nella zona di Montefiorino e parteciparono alla liberazione di Modena; nel carpigiano, invece, rimase una brigata di circa 500 effettivi. Alla fine del marzo 1945 la forte pressione militare e l'eccessiva consistenza numerica di partigiani imposero alle brigate di trasferirsi, disarmate, sull'Appennino, filtrando attraverso i posti di blocco e gli schieramenti tedeschi. Tuttavia, in meno di un mese, si formò un nuovo, completo apparato clandestino, in grado di procedere (il 21 e 22 aprile) alla liberazione di tutti i comuni della I Zona, a partire da Carpi. I caduti della I Zona furono oltre trecento tra morti in combattimento, deceduti in seguito a ferite e torture o fucilati. Uno dei maggiori eccidi fu quello compiuto dai fascisti il 16 agosto 1944: in seguito all'uccisione del console della GNR, Filiberto Nannini, avvenuta il giorno precedente, alle 19.30 vennero fucilati sulla piazza di Carpi sedici patrioti. Ma la Resistenza a Carpi ha coinvolto non solo coloro che scelsero di diventare partigiani, ma anche la popolazione civile che, grazie alle sue gesta, ha fatto guadagnare alla città l'onorificenza della Medaglia d'Oro al Valor Civile con la seguente motivazione: "La popolazione di Carpi, dando testimonianza dei più elevati sentimenti di solidarietà e di fratellanza umana, si adoperò instancabilmente per alleviare le sofferenze, dare conforto e cibo e, talvolta, favorire la fuga dei prigionieri politici e razziali internati nel campo di Fossoli utilizzato dalle SS come anticamera dei Lager del Reich. Ammirevole esempio di eccezionale abnegazione ed elette virtù civiche. Carpi (MO), 1942-1945" Durante la Seconda Guerra Mondiale, infatti, la frazione di Fossoli di Carpi fu il sito di un campo di transito (1943-44), dal quale numerosi internati furono deportati verso i campi di sterminio. Requisiti con decreto del comando della zona militare di Bologna del 30 maggio 1942, i terreni comunali compresi tra la strada dei Grilli e il canale della Francesca vennero occupati per scopi militari e furono trasformati nel Campo per prigionieri di guerra n.73, in gestione alle autorità militari italiane. A seguito dell’Armistizio, nella notte tra l'8 e il 9 settembre 1943 i tedeschi circondarono il campo di Fossoli, considerato un centro strategico per la sua vicinanza con la linea ferroviaria diretta al Brennero. Il comando italiano del campo venne destituito e arrestato e i prigionieri deportati nei lager tedeschi. Ufficialmente riaperto il 5 dicembre successivo, prima sotto la direzione della Polizia di sicurezza della Rsi, poi gestito dalle SS al comando di Karl Titho e Hans Haage, il campo rinchiuse ebrei e oppositori politici destinati alla deportazione e rimase attivo come campo di transito tedesco fino all'agosto del 1944 quando fu trasferito per breve tempo nel comune di Gonzaga, in provincia di Mantova. Contemporaneamente, in un’area del campo, restò attivo il Campo di concentramento per internati civili gestito dalle autorità italiane con compiti di polizia e pubblica sicurezza. L’episodio più feroce ebbe luogo il 12 luglio 1944, quando vennero assassinati 67 internati politici, episodio non ancora chiarito: la motivazione data al momento della fucilazione, cioè per rappresaglia a un attentato compiuto qualche giorno prima a Genova, oggi è criticata dalla storiografia. Per quanto riguarda le deportazioni, si è calcolato che nei mesi di attività del campo, furono oltre 2.800 i deportati per motivi razziali e circa 2.000 quelli per motivi politici; Auschwitz, Bergen-Belsen, Buchenwlad, Ravensbruch furono le principali destinazioni. Dopo la Liberazione, dall'autunno del 1945 il campo divenne centro di raccolta per i profughi stranieri, in attesa di essere identificati e liberati. Dalla metà di maggio del 1947 il sacerdote carpigiano Zeno Saltini lo utilizzò per dare vita a una "città della fratellanza" che ospitava bambini orfani di guerra e abbandonati. Nomadelfia rimase nel sito del campo fino al 1952. Infine, dal 1954 al 1970, il campo divenne il Villaggio San Marco, organizzato dall'Opera Assistenziale Giuliano-Dalmati di Roma per accogliere i profughi istriani di origini italiane. Oggi il campo, insieme al Museo Monumento al Deportato Politico e Razziale di Carpi, è meta di visite guidate per le scuole e per il pubblico. Nel 1996 è stata costituita la Fondazione Ex-Campo Fossoli, promossa congiuntamente dall'Associazione "Amici del Museo Monumento" e dal Comune di Carpi cui è affidata la conservazione e la valorizzazione dei due siti della memoria: essa promuove ricerche, attività culturali, didattiche e divulgative.Bibliografia e approfondimenti:

  • Enzo Collotti, Renato Sandri, Frediano Sessi (a cura di), Dizionario della Resistenza, Giulio Einaudi Editore, Torino 2001;
  • Roberta Gibertoni, Annalisa Melodi (a cura di), Il Museo Monumento al Deportato di Carpi, Guide Artistiche Electa, Milano 1993;
  • Metella Montanari, Architettura della memoria. Ideazione, progettazione, realizzazione del Museo Monumento al Deportato di Carpi, Grafitalia, 2003;
  • Anna Maria Ori, Il Campo di Fossoli. Da luogo di prigionia e deportazione a luogo di memoria 1942-2004, APM Edizioni, Carpi 2004;
  • Simone Duranti, Letizia Ferri Caselli (a cura di), Leggere Fossoli. Una bibliografia, Edizioni Giacché, La Spezia 2000;
  • Claudio Silingardi, Una provincia partigiana. Guerra e Resistenza a Modena 1940-1945, Franco Angeli, Milano, 1998.

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