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Ferrara (FE)

Estesa su un'area totalmente pianeggiante nella Pianura Padana, Ferrara è una città dell'Emilia Romagna che si trova a qualche chilometro di distanza dal confine con il Veneto e la provincia di Rovigo. Antica sede universitaria e sede arcivescovile, è uno dei quattro capoluoghi di provincia (assieme a Bergamo, Lucca e Grosseto) il cui centro storico è rimasto quasi completamente circondato dalle mura che, a loro volta, hanno mantenuto pressoché intatto il loro aspetto originario nel corso dei secoli. Protagonista delle grandi bonifiche portate a termine dalla fine del XIX secolo, all'inizio del '900 Ferrara si presentava come un centro di un'economia prevalentemente agricola e caratterizzata dalla presenza di oltre centomila braccianti. Fra il 1919 e il 1921 l'insieme di questi fattori fu abilmente sfruttato da Italo Balbo, che riuscì ad utilizzare la fame di terra e la forte disoccupazione per aggregare al nascente fascismo un notevole consenso "proletario". Lo squadrismo ferrarese, quindi, assieme a quello bolognese, divenne la principale forza propulsiva per la conquista della regione. Con gli anni Trenta la situazione venne ribaltata e si rese sempre più estesa un'opposizione bracciantile contro una sempre maggiore adesione al Regime da parte degli esponenti della borghesia e del mondo economico ebraico, che furono alla guida della città fino al 1938, anno della promulgazione delle leggi razziali. Proprio in riferimento alla persecuzione antiebraica in Italia, a Ferrara si verificarono numerosi episodi di violenza contro gli ebrei o i simboli ebraici, con attacchi diretti alle sinagoghe. Nell'estate del 1940 furono distribuiti volantini violentemente antisemiti a firma Camicia Nera e Il Camerata e la sera del 21 settembre 1941 vennero devastate le sinagoghe italiana e tedesca. Il gruppo di squadristi ruppe le panche, spezzò i marmi degli altari, lacerò i libri di preghiera, asportando una parte degli arredi sacri, ed entrando successivamente nella casa del rabbino Leone Leoni, che venne insultato e schiaffeggiato. Ulteriori episodi riguardarono, in tempo di guerra, la sottrazione di beni alle famiglie ebraiche. Dopo l'Armistizio italiano dell'8 settembre 1943 a Ferrara si costituì immediatamente il CLN provinciale con l'adesione di tutti i partiti antifascisti. Tuttavia, la rappresaglia del novembre 1943 determinò un forte rallentamento organizzativo dell'opposizione a causa delle caratteristiche rivestite dall'episodio. Il 15 novembre squadre di fascisti provenienti da Verona irruppero in città e la occuparono; numerosissime e violente furono le perquisizioni domiciliari; almeno settanta cittadini - la maggior parte dei quali provenienti dalla media e alta borghesia - furono arrestati. Il giorno successivo 13 antifascisti furono fucilati al Castello Estense, non solo per vendicare la morte del segretario federale Igino Ghisellini, ma soprattutto per imporre sul territorio l'autorità e la presenza fasciste messe in discussione il 25 luglio e non più accettate alla nascita della Repubblica Sociale, anche fra gli strati alti della popolazione da cui era venuto il più forte consenso nel ventennio precedente. Data la conformazione pianeggiante del terreno e il massiccio concentramento di forze tedesche, la lotta partigiana incontrò particolari difficoltà a svilupparsi a Ferrara e nelle località vicine. Nelle valli di Comacchio, nell'Argentano e lungo i corsi del Po e del Reno, invece, operarono 2 Brigate Garibaldi, la "Bruno Rizzieri" e la "Sauro Babini", spesso in collaborazione con i distaccamenti del contiguo Ravennate. Altra battuta di arresto della lotta partigiana nel ferrarese si ebbe nella prima metà dell'ottobre del 1944 quando fu arrestato l'intero CLN provinciale. Il 22 aprile 1945 Ferrara fu finalmente libera e per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana la città è stata decorata con la Medaglia d'Argento al Valor Militare con la seguente motivazione: "Importante luogo strategico, capoluogo di provincia, profondamente legata a solide tradizioni di lotte operaie e popolari, ricca di fermenti democratici, subisce una feroce ed inumana repressione fascista. Benché duramente colpita, forte della propria fede nella libertà, non cede e, mentre i suoi figli migliori numerosissimi cadono nelle piazze e nelle strade, anche oltre i confini della Patria, tenacemente conduce, con slancio sempre più eroico, la guerra contro l'occupante e, pur combattendo in svantaggiose condizioni ambientali, non dà tregua ai nazifascisti e, dopo duri e sanguinosi scontri, insorge al fianco delle forze partigiane. Il 22 aprile 1945 Ferrara è libera! - Ferrara, 8 settembre 1943-22 aprile 1945".

Bibliografia e approfondimenti:

  • Paul R. Corner, Il Fascismo a Ferrara, Biblioteca di Cultura Moderna Laterza, Roma-Bari 1974;
  • Renato Sitti, Carla Ticchioni (a cura di), Ferrara. Immagini della Resistenza, Comune di Ferrara-Museo del Risorgimento e della Resistenza-Centro Etnografico Ferrarese, 1979;
  • Anna Maria Quarzi, Delfina Tromboni, La Resistenza a Ferrara. 1943-1945 Lineamenti storici e documenti, Clueb, Bologna 1980;
  • Luigi Sandri, Ferrara: agosto 1944. Figure e momenti della Resistenza ferrarese, Comune di Ferrara-Assessorato Servizi Culturali-Centro Studi Storici Resistenza Ferrarese, 1982;
  • Renato Sitti, Carla Ticchioni, Ferrara nella Repubblica Sociale Italiana, con un intervento di A. Maria Quarzi, Editrice Liberty House, Ferrara 1987;
  • Enzo Collotti, Renato Sandri, Frediano Sessi (a cura di), Dizionario della Resistenza, 2 voll., G. Einaudi Editrice, Torino 2001;
  • Vito Paticchia (a cura di), Percorsi della memoria. 1940-1945: la storia, i luoghi, con la collaborazione di Paolo Zurzolo, Clueb, Bologna 2005;
  • sito ufficiale del Comune di Ferrara.

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