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Isola d’Elba (LI)

Isola dell'Arcipelago Toscano in provincia di Livorno, l'Isola d'Elba è situata tra il Mar Ligure a nord, il canale di Piombino ad est, il Mar Tirreno a sud e il canale di Corsica a ovest. È la terza isola italiana per grandezza e, insieme alle isole di Pianosa, Capraia, Gorgona, Montecristo, Giglio e Giannutri, fa parte del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano. Definita dallo stesso Mussolini in una delle sue due visite "la sentinella avanzata dell'Impero", l'Isola d'Elba visse da vicino l'ascesa del Fascismo: il 20 dicembre 1920 nacque il Fascio di Portoferraio, il primo sul territorio elbano, e nei due anni successivi ne vennero costituiti altri in tutti i comuni dell'isola; nel 1922, inoltre, 82 elbani parteciparono alla Marcia su Roma con il Manipolo dell'Elba, parte del Fascio di Piombino. Durante il Ventennio, comunque, non si registrarono episodi di violenza particolarmente drammatici, anche se molti esponenti della componente anarchica e di sinistra subirono arresti e dovettero prendere la via dell'esilio. Dal 1931 (legge n°886 del 1° giugno) l'Isola d'Elba fu inserita nelle zone militarmente importanti di prima categoria e all'entrata dell'Italia nella Seconda Guerra Mondiale si temette per un tentativo di conquista dell'isola da parte dei francesi. Tuttavia, la rapida resa della Francia all'occupazione tedesca mise fine ad ogni pericolo. Nel corso dei tre anni successivi l'Isola d'Elba fu utilizzata principalmente come luogo di esercitazioni militari, tanto che si può dire che solo dopo l'annuncio dell'Armistizio dell'8 settembre 1943 l'Elba abbia conosciuto e vissuto la tragedia della guerra. Da quel momento in poi, infatti, gli eventi precipitarono rapidamente: il 12 settembre i tedeschi conquistarono la città di Piombino e il 13 gli Alleati sbarcarono in Corsica. La centralità dell'isola nei piani tedeschi crebbe dunque di giorno in giorno: diventava sempre più urgente impossessarsi dei punti strategici dell'Alto Tirreno e trasferire il contingente tedesco dalla vicina isola francese al continente. La resistenza dei militari italiani presenti sull'isola sotto il comando del Generale Gilardi fu inutile: la mattina del 16 settembre una formazione di bombardieri Stukas della Luftwaffe sganciò su Portoferraio tonnellate di esplosivo causando la morte di 116 civili, innumerevoli feriti e la distruzione di parte del centro storico e degli altiforni della Società Elba di sfruttamento minerario. Il giorno dopo, il 17, i paracadutisti tedeschi neutralizzarono le ultime resistenze e con l'Operazione Goldfasan il Comando dell'XI Corpo d'Armata tedesco occupò l'isola. Il periodo dell'occupazione germanica, dal settembre 1943 al giugno 1944, fu segnato da due tragici episodi:

  • il 22 settembre 1943, non lontano da Portoferraio, dopo circa un'ora di navigazione, il piroscafo civile Andrea Sgarallino venne incrociato da un sommergibile della Royal Navy e silurato. La nave, con 300 persone a bordo, quasi tutte morte, faceva il sempre meno regolare servizio tra Portoferraio e Piombino, ma era in colori mimetici e armata, e per questo il sommergibile inglese la scambiò per un'unità da guerra nemica e l'affondò;
  • il 13 ottobre ebbe luogo l'eccidio di Procchio: 14 detenuti del carcere di Pianosa, dopo essere stati prelevati dai tedeschi alla fine di settembre e aver navigato in mare per giorni, vennero portati sulla spiaggia di Procchio, costretti a scavare una trincea e poi fucilati tutti.

Con il passare dei mesi l'isola iniziò ad essere oggetto delle attenzioni degli Alleati, in particolare dei francesi. Diverse erano le ragioni strategiche che spingevano ad elaborare un piano di attacco: interrompere il flusso dei rifornimenti marittimi per la 14^ Armata germanica nel canale di Piombino, creare una base dalla quale condurre azioni anfibie di disturbo contro le coste liguri, costituire una minaccia permanente per le retrovie. I bombardamenti alleati iniziarono nel gennaio 1944 e si concentrarono su Portoferraio, soprattutto sugli altiforni e sul ponte di Hennin. Particolarmente violento fu quello del 19 marzo in cui persero la vita oltre 40 persone. Grazie anche agli informatori elbani, fu predisposta l'Operazione Brassard, affidata al Comando francese di stanza in Corsica. Inizialmente programmata per il 25 maggio 1944 come evento collaterale dell'Operazione Diadem sul fronte di Anzio, che aveva come scopo lo sbocco del fronte principale ancora fermo a Cassino, l'azione fu rimandata al 17 giugno a causa della penuria di mezzi di trasporto e nell'addestramento dei reparti assegnati. Lo sbarco e l'occupazione dell'isola furono affidati ad un contingente di forze francesi, comandate dal generale Jean de Lattre de Tassigny, comprendente anche un nutrito contingente di truppe provenienti dal Senegal e dalle colonie del Nordafrica, trasportato sull'obiettivo da una squadra navale britannica e statunitense; la guarnigione tedesca oppose un'iniziale dura resistenza, ma il 20 giugno ottenne il permesso di ripiegare sulla terraferma italiana, lasciando l'isola in mano agli Alleati. Dopo tre giorni di combattimento il bilancio delle vittime tra gli Alleati fu pesantissimo. Anche nella popolazione civile si registrarono numerosi morti. Diverse persone persero la vita durante i combattimenti, altre durante i saccheggi, altre ancora furono uccise semplicemente senza un perché, con la giustificazione del "c'est la guerre". Una parentesi a parte meritano le vittime delle violenze di ogni sorta che tutti gli strati della popolazione dovettero subire. Le donne in particolare, giovani e meno giovani, ne subirono di atroci poiché i comandanti francesi, conclusa la guerra, concessero 48 ore di impunità ai coloniali che, purtroppo, fecero scempio di ogni cosa si trovasse sulla loro strada. A dramma compiuto, in una relazione redatta il 24 ottobre, si annotarono 200 stupri.

Bibliografia e approfondimenti:

  • Carlo Adorni, Livorno 1919-1920. Dopoguerra e primo fascismo. Appendice dedicata all'Isola dell'Elba, Editrice Il Quadrifoglio, Livorno 2002;
  • Piero Castegnaro, C'era una volta un'isola. L'Isola d'Elba 1938-1955, Memorie-Girasole Edizioni, Portoferraio (LI) 2003;
  • Ivano Tognarini, Antifascisti e perseguitati elbani, Consiglio Regionale della Toscana, Edizioni dell'Assemblea, Firenze 2009.

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