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Salvatore Principato
Nato a Piazza Armerina (EN)

il   29/04/1892

Morto a Milano (MI)

il   10/08/1944

Salvatore Principato nasce il 29 aprile 1892 a Piazza Armerina (EN) dove frequenta le scuole fino al conseguimento del diploma.
Cresciuto in questa città sensibile alle istanze socialiste di fine Ottocento, si impegna presto nella lotta politica contro le ingiustizie sociali tanto che, tra il novembre e il dicembre 1911, appena diciannovenne, è coinvolto (ma poi sarà assolto) in un processo per aver animato una protesta popolare contro il monopolio di una locale impresa di trasporti, terminata con l’incendio di alcune carrozze.
Nel 1913 si trasferisce a Milano e incomincia ad insegnare a Vimercate al collegio privato “Tommaseo”, poi alle scuole comunali.
Chiamato alle armi durante la Prima Guerra Mondiale, combatte sul Carso prima da semplice soldato, poi da caporale. Nel maggio 1917, durante la battaglia del Monte Vodice, una delle ultime e risolutive offensive sull’Isonzo, cattura – e quindi salva – una quindicina di prigionieri, guadagnandosi così la Medaglia d’Argento al Valor Militare, ma anche la gratitudine dei soldati austriaci, uno dei quali gli dona una baionetta e un orologio da tasca che Salvatore porterà con sé per tutta la vita.
Rientrato a Milano, riprende l’insegnamento, prima a Vimercate, poi a Milano alla scuola di via Comasina e, in successione, alla “Giulio Romano”, alla “Tito Speri” e alla “Leonardo da Vinci”.
Nel 1923 sposa Marcella Chiorri dalla quale avrà la sua unica figlia, Concettina.
A Milano comincia a frequentare gli ambienti socialisti, animati dalla presenza di Filippo Turati e Anna Kuliscioff, e da subito contrasta il nascente Fascismo.
Attivo in Giustizia e Libertà con lo pseudonimo di “Socrate”, Salvatore Principato si occupa soprattutto della gestione della stampa clandestina e di un progetto, con Alfredo Bonazzi, di un “giornaletto” antifascista. È in contatto con Carlo Rosselli e con Rodolfo Morandi, ed è tra gli artefici, nell’aprile 1931, della fuga di Giuseppe Faravelli in Svizzera.
Arrestato il 19 marzo 1933, viene deferito al Tribunale Speciale di Roma nell’ambito di un’operazione di polizia molto vasta che coinvolge milanesi e genovesi del movimento Giustizia e Libertà. Rilasciato dopo oltre tre mesi di carcere, diventa un sorvegliato speciale dell’O.V.R.A.
È reintegrato nell’insegnamento diurno alla “Leonardo da Vinci”, ma gli viene impedito di insegnare nelle scuole serali perché non è iscritto al Partito Nazionale Fascista.
Dall’ottobre 1942, insieme all’amico Roberto Veratti, figura tra i fondatori del M.U.P. (Movimento di Unità Proletaria), diventa uno dei punti di riferimento del PSIUP (Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria). Fa parte della 33^ Brigata Matteotti, del secondo e del terzo comitato antifascista di Porta Venezia e del Comitato di Liberazione Nazionale della Scuola.
A Milano, in via Cusani 10, sotto la copertura di una piccola officina meccanica, la ditta F.I.A.M.M.M.A. (Fabbrica Insegne Arredi Mobili Metallo Affini), maschera e gestisce lo smistamento della stampa socialista e antifascista. Qui, forse tradito dalla delazione di un giovane operaio, viene arrestato dalle SS l’8 luglio 1944.
Imprigionato nel carcere di Monza, è torturato dalla polizia nazifascista, che gli causa anche la frattura del braccio sinistro. Ai primi di agosto è trasferito nel carcere milanese di San Vittore, 6° raggio, camera 8, dove è rinchiuso con Eraldo Soncini e Renzo Del Riccio.
La mattina dell’8 agosto 1944 un camion tedesco esplode nel tratto settentrionale di Viale Abruzzi a causa di una bomba, provocando il ferimento dell’autista e la morte di alcuni passanti di nazionalità italiana. Nonostante il bando Kesselring preveda rappresaglie solo per vittime tedesche, Theodor Emil Saevecke, capitano delle SS e comandante della SIPO-SD (polizia di sicurezza) in Lombardia, decide di applicare comunque il provvedimento. Alle ore 6:00 del 10 agosto 1944 quindici prigionieri – Gian Antonio Bravin, Giulio Casiraghi, Renzo del Riccio, Andrea Esposito, Domenico Fiorani, Umberto Fogagnolo, Tullio Galimberti, Vittorio Gasparini, Emidio Mastrodomenico, Salvatore Principato, Angelo Poletti, Andrea Ragni, Eraldo Soncini, Libero Temolo e Vitale Vertemati – vengono condotti in piazzale Loreto, vicino al luogo dell’attentato, e fucilati da un plotone composto da militi della GNR e della Legione “Ettore Muti”. Terminata l’esecuzione, i corpi vengono lasciati sul posto per 24 ore, esposti al pubblico come monito e sotto stretta sorveglianza per impedire che chiunque, familiari compresi, possa avvicinarsi.
Salvatore Principato era il più anziano dei quindici martiri.
Il 26 maggio 1945 il comune di Vimercate ha cambiato il nome di via del Littorio in via Salvatore Principato.
il 10 agosto 1946 con un discorso di Andrea Tacchinardi è stata inaugurata la lapide commemorativa posta in viale Gran Sasso 5, dove Salvatore aveva abitato dal settembre 1924. In quello stesso giorno la città natale di Piazza Armerina gli ha intestato il tratto urbano della strada provinciale n. 15 che corre parallelo alla via Giacomo Matteotti.
Il 25 aprile 1947, infine, Ugo Guido Mondolfo ha inaugurato un busto in sua memoria, opera dello scultore Alfeo Bedeschi, nell’atrio della scuola elementare “Leonardo da Vinci” di Milano.

Bibliografia e approfondimenti:
– per ulteriori informazioni è possibile consultare le pagine dedicate a Salvatore Principato sui siti web dell’ANPI (Associazione Italiana Partigiani d’Italia) e dell’INSMLI (Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia).


Fonti
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