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Serena Pergetti
Nata a Cadelbosco di Sopra (RE)

il   03/08/1922

Morta a Brescello (RE)

il   02/01/1989

Serena Pergetti nasce il 3 agosto 1922 a Villa Argine, frazione del comune reggiano di Cadelbosco Sopra, da Alpidio e Cesira Marmiroli.

A differenza dei fratelli Stella, Eviva e Guido, già tutti sposati e usciti di casa dall’inizio degli anni ’30, e di Sereno ed Eolo sotto leva dalla seconda metà degli anni ’30, Serena continua a vivere in famiglia. Frequenta corsi di formazione per poter essere assunta al Calzificio Bloch, nel quartiere Gardenia a Reggio Emilia: è l’unica fabbrica in cui una donna può entrare a lavorare come operaia in quei tempi. Ci lavora per alcuni anni, di certo nel periodo 1940-1942. All’interno della fabbrica le donne parlano tra di loro, inizia l’attività politica e già si parla di Antifascismo. Per le sue idee sarà costretta a smettere di lavorare e resterà a casa con il fratello Avanti (riformato dal servizio di leva perché poliomielitico dal 1931).
Insieme si occupano di attività politica clandestina, fino ad arrivare a collaudare e riparare armi. È anche per questo che quando Serena viene arrestata insieme ad Avanti, Eolo e Sereno dalla Guardia Nazionale Repubblicana il 26 febbraio 1944, all’età di 21 anni, lei resterà in carcere ben cinque mesi, fino al 10 luglio 1944, mentre Eolo e Sereno sono una quindicina di giorni. Trascorre i primi due mesi nel carcere dei Servi e i successivi tre mesi in San Tommaso, sempre a Reggio Emilia.
Resta in carcere così a lungo perché vittima, come il fratello Avanti, delle “spiate” del russo Nikolai Pirmenko, conosciuto anche come Alexander Aschenko, nome di battaglia “Nicolaj”, ospitato di certo a casa Pergetti già nell’ottobre del 1943, insieme con altri rifugiati russi.
Serena sarà in cella con Lucia Sarzi, Dorina Storchi, Marianna Prandi con la figlia Nalfa Bonini e Teresa Merzi. Sarà sottoposta a interrogatori e torture (come stare in piedi per giorni in una latrina fetida), assiste forzatamente a quelle delle altre (di certo a quello di Marianna Prandi), riferisce del sangue che scorreva misto ad acqua dalle celle dei torturati, delle botte e delle spinte cui erano sottoposti giù dalle scale del carcere.
Uscita dal carcere continuerà la sua attività di appoggio alla Resistenza: con il nome di battaglia “Ala” e nel ruolo di staffetta partigiana, fa parte della 77^ Brigata Garibaldi SAP “Fratelli Manfredi”, II battaglione, occupandosi dei collegamenti tra le formazioni operanti tra Reggio Emilia e le zone limitrofe e del trasporto di armi e munizioni per i combattenti della pianura.
Dopo la fine della guerra non si dedicherà più alla politica attiva. Nel 1945 sposa con rito civile Decimo Formentini, nome di battaglia “Vito”, compagno di lotta partigiana di Eolo (erano nella stessa Brigata Garibaldi), ed avrà due figli: Isacco e Vito.

Bibliografia ed approfondimenti:

  • Pierluigi Tedeschi, L’arvisèria. Atlante delle lettere dal carcere di Serena Pergetti, Edizioni ABao AQu, Bosco Mesola (FE) 2015;
  • Avvenire Paterlini, Partigiane e patriote della provincia di Reggio Emilia, Edizioni Libreria Rinascita, Reggio Emilia 1977.

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