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Mario Candelari
Nato a Langhirano (PR)

il   29/08/1924

Morto a Langhirano (PR)

il   30/01/2017

“A 91 anni Mario Candelari non si perde nemmeno una cerimonia nella Val Parma: sempre con la moglie Norma, sempre in testa il cappello nero da bersagliere. Ma quando aveva 19 anni e fu deportato in Germania, perché si era rifiutato di combattere con i nazisti, aveva un cappello da bersagliere senza piume. Sopra aveva scritto «mamma ritornerò». Una speranza per farsi forza. È tornato, alla fine della guerra, e c’era tutta Langhirano ad accoglierlo.
«Il momento più difficile è stato a Mantova, nel campo di concentramento che era stato creato in un deposito di artiglieria. – ricorda – Siamo stati tre giorni con il sole battente, in mezzo alla terra, senza bere. C’era un inglese con noi, ha visto che in un punto del campo scorreva una fogna, ha preso la gavetta, l’ha messa giù e l’ha tirata su. C’era la melma. L’abbiamo fatta bollire, con la gramigna, per bere e mangiare qualcosa. Al terzo giorno sono entrati i pompieri portando dell’acqua, dei bidoni di maccheroni e del disinfettante. I tedeschi ci trattavano male, con cattiveria, per loro eravamo dei traditori».
Mario Candelari, classe 1924, langhiranese, è diventato prigioniero dopo l’8 settembre (1943, n.d.r.), quando era nella caserma di Scandiano (in provincia di Reggio Emilia, n.d.r.). È stato prelevato e portato a Mantova, poi in Germania. Si ricorda a memoria il suo numero nel campo: 116568, così come il momento in cui è stato liberato: «Era la fine dell’aprile 1945: da due giorni arrivavano le cannonate e le granate. Arriva una jeep con quattro soldati americani, neri, e ci sentiamo dire: “Hey paesà”. Eravamo pieni di gioia, ce l’avevamo fatta. Alcuni di noi invece erano morti, per malattie o sotto le bombe».
Bersagliere, e Cavaliere della Repubblica dal 1993, ha un archivio di lettere e fotografie, una bilbioteca della memoria a Riano di Langhirano dove vive con sua moglie. Sta scrivendo un diario di tutta la sua vita; la guerra è uno dei capitoli, ma racconta anche di quando Renata Tebaldi voleva che Norma studiasse canto, perché aveva una voce formidabile; racconta della sua carriera nelle piattaforme petrolifere, e consiglia ai nipoti: «La vita è sempre piena di sacrifici. Le persone oneste devono fare sacrifici».
(“Candelari, 91 anni con le piume da bersagliere.”, Gazzetta di Parma, Parma 26 maggio 2015, pag. 22)


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