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Giovanni Venturini
Nato a Corteno Golgi (BS)

il   20/03/1916

Morto a Edolo (BS)

il   11/04/1945

Giovanni Venturini nasce il 20 marzo 1916 a Corteno Golgi, in provincia di Brescia.
Di professione falegname, frequenta i corsi di apprendista intagliatore all’Istituto Salesiano di Genova.
Nel 1937 viene chiamato alle armi e, con l’entrata dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale, viene mobilitato con l’artiglieria alpina della Divisione “Tridentina”, prima sul fronte italo-francese, poi su quello greco-albanese.
Trasferito in Russia, torna in patria all’inizio del 1943 con un congelamento di 2° grado ai piedi e una grave ferita alla coscia.
Al momento dell’Armistizio dell’8 settembre si trova ricoverato all’ospedale militare di Imola (BO) da dove parte nel tentativo di raggiungere il suo paese nel bresciano.
Arrivato in Val Camonica nel novembre 1943, entra immediatamente nel movimento di liberazione, organizzando le prime formazioni Fiamme Verdi della zona.
Attivissimo nell’occuparsi di rifornimenti e collegamenti, partecipa alla prima battaglia del Mortirolo in qualità di responsabile dei servizi logistici. Malgrado fosse fisicamente menomato, fu per diciassette mesi partigiano combattente nella Brigata Fiamme Verdi “Antonio Schivardi”.
Nel pomeriggio del 26 febbraio 1945 è sorpreso dai fascisti della Legione “Tagliamento” e, trovato in possesso di documenti compromettenti, viene arrestato e imprigionato nella Colonia alpIna di Corteno, dove subisce innumerevoli interrogatori e numerose torture fisiche che gli causano anche menomazioni.
Trasferito nelle carceri di Edolo il 10 marzo, vi rimane per circa un mese. L’11 aprile 1945, infatti, viene portato al cimitero della frazione di Mu e lì fucilato, alle 8 del mattino, da un plotone fascista, insieme ai detenuti Gregorio Canti, Vittorio Negri e Giovanni Sciliti – tutti partigiani delle Fiamme Verdi.
L’11 luglio del 1972 alla memoria di Giovanni Venturini è stata concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare con la seguente motivazione:
“Già graduato di artiglieria alpina, pur menomato per fisico per postumi di ferita con congelamento riportato sul fronte russo, era tra i primi organizzatori ed animatori del fronte clandestino in Val Camonica, ove per diciassette mesi fu guida ideale della Resistenza. Arrestato e sottoposto ad atroci inenarrabili tormenti, sublime esempio di dedizione alla causa e di incrollabile forza morale, sacrificava la vita per nulla rivelare dell’attività partigiana e delle sistemazioni difensive delle Fiamme Verdi operanti nella Resistenza sul Mortirolo. Assumendo su di sé l’intera responsabilità dell’organizzazione clandestina locale, innanzi al plotone di esecuzione, orrendamente mutilato, si imponeva all’ammirazione degli astanti, rivolgendo ai suoi uccisori parole di perdono ed ai partigiani con lui morituri parole di fede nella vittoria. Cadeva inneggiando all’Italia e alla Fede. Corteno – Alta Val Camonica – Mu di Edolo, settembre 1943-11 aprile 1945”

Bibliografia e approfondimenti:
 Sito web dell’INSMLI (Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia);
– Sito web dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia).


Fonti
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