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Ermes Acerbi
Nato a Pegognaga (MN)

il   06/07/1923

Morto a Suzzara (MN)

il   31/08/2015
Ermes Acerbi

Ermes Acerbi nasce alla corte di Motte di Pegognaga il 6 luglio 1923 in una modesta famiglia di braccianti agricoli composta dal padre Beniamino, la madre Zelinda Pozzi e cinque figli: Sergio, Ermes, Silvana, Triestina e Maria. Anche il fratello Sergio parteciperà alla Seconda Guerra Mondiale, sarà catturato dall’esercito inglese e subirà la prigionia in un campo alleato.

Ermes è chiamato al servizio militare di leva nell’Esercito Regio Italiano all’età di 18 anni e parte per la città di Udine, inquadrato nel III Battaglione della 23^ Divisione Re. Dopo due mesi di addestramento viene trasferito in zona di operazioni belliche e assegnato al I Reggimento Fanteria “Cacciatori delle Alpi” della Divisione Re – le cosiddette Cravatte Rosse – di stanza a Lubiana, in Slovenia.

L’8 settembre 1943 è catturato dai tedeschi insieme ai suoi compagni nella caserma di Lubiana e il giorno dopo parte in treno per San Vito, un paese austriaco appena oltre il confine con la Slovenia. Dalla stazione di San Vito, stipato in un vagone per il trasporto bestiame e dopo tre giorni di viaggio, giunge con gli altri prigionieri al campo di internamento di Luckenwalde, a sud della città di Berlino.

Da questo momento Ermes è il “signor 109137”, come indica il numero sulla piastrina d’alluminio che gli viene consegnata all’ingresso del campo. Per due anni, dal settembre 1943 alla primavera del 1945, vive la condizione di Internato Militare Italiano (IMI), soffrendo la fame, i disagi e i maltrattamenti inferti dai tedeschi. Fin da subito è assegnato al lavoro forzato nella fabbrica bellica Beneghen, un’industria che produce bossoli per mitragliatrice e altre armi leggere.

Racconta Ermes nel suo diario di prigionia: “Questa fabbrica era distante una decina di chilometri dal campo e tutte le mattine dovevamo compiere a piedi questo tragitto per giungere sul posto di lavoro, inquadrati e sorvegliati dalle guardie armate di mitra.
In fabbrica si lavorava ininterrottamente per dodici ore, mangiando solamente un filone di pane che ci veniva consegnato alla partenza. La fame era così tanta che spesso quel pezzo di pane veniva mangiato durante il trasferimento dal campo di concentramento alla fabbrica. (…) Dopo qualche tempo mi hanno messo a lavorare al tornio, una macchina utensile in grado di costruire la parte cilindrica del proiettile, quindi facevo parte della catena di produzione della fabbrica. (…)
Quando si tornava al campo di Luckenwalde dopo tante ore di lavoro e dopo aver fatto parecchi chilometri a piedi con una fame bestiale, da mangiare non c’era altro che un mestolo di minestra, da noi chiamata la ‘sbobba’, più acqua che verdura. In alternativa, al posto del brodo, a volte ci davano due patate cotte che venivano divorate in poco tempo. Il duro trattamento non sarebbe stato esageratamente brutale se fosse mancata la nota dolente della fame continua, di giorno e di notte, senza tregua, indescrivibile a chi non l’ha provata di persona.”

Dopo la conversione dei prigionieri da Internati Militari a Lavoratori Civili, Ermes e i suoi compagni possono godere di una maggiore autonomia di movimento e di qualche frettoloso contatto con la popolazione civile tedesca.

Continua Ermes: “Il problema più rilevante era quello di combattere la fame che ci attanagliava costantemente. (…) Con i fornai del paese, ad esempio, si scambiava quel po’ di margarina che ci davano come razione settimanale con un filone di pane. Altre volte se il cibo disponibile era abbastanza sufficiente si barattava un filone di pane con altri generi alimentari.”

La denutrizione permanente rendeva facile ammalarsi e, infatti, nell’autunno 1944 Ermes viene colpito da un grave ascesso alla gola. Ricoverato all’ospedale per un mese, ritorna al campo una volta guarito.

La fine del 1944 è segnata anche dai disastrosi bombardamenti alleati sulle città tedesche. ” … sentivamo il fragore degli scoppi delle bombe, provando un sentimento di grande paura ma anche la speranza che presto la guerra sarebbe finita.”

Tra la fine dell’aprile e i primi di maggio del ’45 la guerra è ormai al termine. Il campo di Luckenwalde viene liberato dall’esercito russo e i prigionieri sono raggruppati e smistati per avviare e consentire le procedure di rimpatrio.

Dopo un lungo viaggio in treno attraverso la Germania ormai distrutta, e dopo una sosta nella città di Innsbruck per la fase di disinfestazione, Ermes riesce ad arrivare a Mantova ai primi di settembre del ’45. Da lì, poi, riparte per la borgata Viola di Pegognaga dove finalmente, dopo due lunghi anni di prigionia, può riabbracciare genitori e familiari.

Bibliografia e approfondimenti:

  • Ermes Acerbi, Memorie dal Lager (a cura di Vittorio Negrelli), E. Lui Editore, Reggiolo (RE) 2009.

Fonti
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