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Angelina Merlin
Nata a Pozzonovo (PD)

il   15/10/1887

Morta a Padova (PD)

il   16/08/1979

Angelina Merlin nasce a Pozzonovo, in provincia di Padova, il 15 ottobre del 1887 e vive a Chioggia per tutta l’infanzia e la giovinezza.
Diplomatasi maestra elementare presso l’Istituto delle Suore Canossiane, si trasferisce a Grenoble, in Francia. Si laurea in francese. Lina si sente attratta invece dagli ideali del socialismo che ritiene più vicini alla sua mentalità e alla sua morale. Si iscrive al P.S.I. e collabora al periodico La difesa delle lavoratrici, di cui in seguito assumerà la direzione.
Lina Merlin comincia a rendersi conto delle condizioni in cui vivono le donne del chioggiotto e del Polesine, quasi tutte mogli di pescatori o marinai lasciate spesso sole dai mariti: esse si prostituivano per qualche piccolo lusso, o semplicemente per fame, ai benestanti locali. Merlin non tollerava l’ipocrisia della morale corrente anche perché la frequenza delle prostitute ritenuto luogo dove i giovani potevano “fare esperienza” aveva come conseguenza di contagiare le loro mogli con malattie veneree.
Dopo l’assassinio di Matteotti, viene arrestata cinque volte e poi condannata a cinque anni di confino in Sardegna dove riesce a conquistarsi il rispetto e la fiducia e soprattutto delle donne, ad alcune delle quali insegnerà a leggere e a scrivere.
Rimasta vedova a 49 anni, prende parte attivamente alla Resistenza, donando ai partigiani la strumentazione medica e i libri del marito e raccogliendo fondi e vestiario per i partigiani. Costituisce i Gruppi di difesa della Donna e per l’Assistenza ai Volontari della Libertà.
Nel 1946 viene eletta alla Assemblea Costituente. I suoi interventi nel dibattito costituzionale, quale membro della “Commissione dei 75”, risulteranno determinanti per la tutela dei diritti delle donne, e lasceranno un segno indelebile nella Carta Costituzionale. Degne di nota sono le parole pronunciate da Lina Merlin nella seduta del 10 maggio 1947, in relazione alla speciale protezione che la Repubblica deve concedere alla maternità e all’infanzia, recepite poi dall’art. 31. Così come sono da rileggere tutte le osservazioni formulate dalla stessa Merlin e poi da Teresa Noce nel corso della discussione sulle garanzie economico-sociali per l’assistenza alla famiglia del 18 settembre 1946.
Uno dei punti cardine, se non il principale, dell’opera politica di Lina Merlin è stata la battaglia per abolire la prostituzione legalizzata in Italia,che le procurò ostilità ed inimicizie persino nell’ambito del suo stesso partito. A lei si devono, tra l’altro, l’abolizione della infamante dicitura “figlio di N.N.” che veniva apposta sugli atti anagrafici dei trovatelli, l’equiparazione dei figli naturali ai figli legittimi in materia fiscale, la legge sulle adozioni che eliminava le disparità di legge tra figli adottivi e figli propri, e la soppressione definitiva della cosiddetta “clausola di nubilato” nei contratti di lavoro, che imponeva il licenziamento alle lavoratrici che si sposavano.
Nel 1961 le venne fatto sapere che il partito non intendeva ripresentare la sua candidatura nel collegio di Rovigo, e lei reagì strappando la tessera. Nel suo discorso di commiato dichiarò che le idee sono sì importanti, ma camminano con i piedi degli uomini, e che lei non ne poteva più di “fascisti rilegittimati, analfabeti politici e servitorelli dello stalinismo”.
A 65 anni, nonostante le esortazioni dei suoi sostenitori che avrebbero voluto rivederla candidata anche nelle elezioni del 1963 come indipendente, Lina Merlin decide di ritirarsi dalla politica.

Bibliografia e approfondimenti:
– Maria Teresa Antonia Morelli (a cura di), Le donne della Costituente, Collana Fondazione della Camera dei Deputati, Editori Laterza, Roma-Bari 2007;
– Patrizia Gabrielli, Il 1946, le donne, la Repubblica, Donzelli Editore, Roma 2009.


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