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Repubblica Sociale Italiana

Organismo statale costituito dopo l'Armistizio di Cassibile - 8 settembre 1943 - nell'Italia settentrionale occupata dai nazisti. Detta anche Repubblica di Salò (dal nome della città sul Lago di Garda, in provincia di Brescia, sede del suo governo), riprese le istanze "sociali" del primo Fascismo, ma di fatto fu uno "stato fantoccio" nelle mani dei tedeschi e in particolare di Hitler che, sulla base di un preciso calcolo politico, tracciò le linee di fondo su cui avrebbe dovuto muoversi il fascismo repubblicano. Nondimeno la politica di Hitler puntò a sottoporre l'Italia a un ferreo controllo e a sfruttarne al massimo le potenzialità economiche ed umane.

Proclamata ufficialmente il 23 settembre 1943 da Benito Mussolini, la Repubblica Sociale Italiana (RSI) comprendeva i territori dell'Italia settentrionale non ancora soggetti all'avanzata alleata, escluse le province di Trento, Bolzano, Belluno, il Friuli e la Venezia Giulia che furono sottoposte direttamente al controllo tedesco.

Prima istituzione della RSI a essere costituita fu il Partito Fascista Repubblicano (PFR), retto da Alessandro Pavolini, il cui primo congresso si svolse a Verona il 14 e 15 novembre 1943 allo scopo di redigere il piano programmatico del nuovo governo. Obiettivi della RSI furono la continuazione della guerra al fianco della Germania, la creazione di un efficiente apparato militare, l'attuazione di un nuovo ordinamento politico ed economico tale da prevedere tra l'altro la socializzazione delle industrie. Nessuno di questi scopi fu raggiunto e l'intero programma – il noto Manifesto di Verona – restò scolorita propaganda.

Nel corso della sua esistenza la RSI si vendicò di quei notabili del regime che nella riunione del Gran Consiglio del 24-25 luglio 1943 avevano votato l'ordine del giorno Grandi, decretando la caduta del regime (processo di Verona, 8-10 gennaio 1944), e collaborò attivamente con le forze di occupazione naziste: repressione brutale della Resistenza antifascista, deportazioni di manodopera, di ebrei, di capitali e ricchezze continuarono sino alla sua dissoluzione nell'aprile del 1945.

Bibliografia e approfondimenti:

  • Roberto Chiarini, L'ultimo fascismo: storia e memoria della Repubblica di Salò, Marsilio, Venezia 2009;
  • Monica Fioravanzo, Mussolini e Hitler. La Repubblica sociale sotto il Terzo Reich, Donzelli, Roma 2009;
  • Pierre Milza, Serge Berstein, Nicola Tranfaglia, Brunello Mantelli, Dizionario dei fascismi. Personaggi, partiti, culture e istituzioni in Europa dalla Grande Guerra a oggi, Bompiani, Milano 2002;
  • Enzo Collotti, Renato Sandri, Frediano Sessi (a cura di), Dizionario della Resistenza, 2 voll., G. Einaudi Editore, Torino 2001;
  • Gianni Oliva, La Repubblica di Salò, Giunti, Firenze 1997;
  • Dizionario di Storia, Bruno Mondadori Editore, Milano 1995;
  • Giorgio Bocca, La Repubblica di Mussolini, A. Mondadori, Milano 1994;
  • Deakin Frederick William, Storia della Repubblica di Salò, G. Einaudi Editore, Torino 1970.

Approfondimenti al femminile

Negli ultimi anni, alle ricerche storiche sulla partecipazione attiva delle donne nella Resistenza, si sono aggiunti numerosi studi su coloro che invece scelsero volontariamente di stare “dalla parte del nemico”, collaborando con la Repubblica Sociale Italiana. Il fascismo repubblicano elaborò, infatti, l’immagine ideale dell’ausiliaria, la militante fascista, pronta a sacrificarsi “all’altare della Patria”, servendo la causa della RSI.

Le donne aderirono e parteciparono alla Repubblica di Salò in numerose e differenti forme: da un lato, quelle inquadrate nel SAF (Servizio Ausiliario Femminile, istituito nel 1944) e nei Fasci Femminili repubblicani dimostrarono come il loro ruolo non fosse marginale o secondario; dall’altro lato, diverse donne contribuirono di fatto alle attività della RSI in qualità di collaborazioniste, delatrici o spie, pur non essendo militanti nel SAF o nei Fasci Femminili, rendendosi responsabili di rastrellamenti, della cattura di partigiane e partigiani, e delle violenze contro i civili.

Le ragioni della scelta di collaborare con le forze nazifasciste furono giustificate dalle stesse come la risultante di fattori diversi (motivazioni politiche-ideologiche, ideali patriottici, motivi soggettivi e personali). Smascherare e punire i “traditori della Patria” per alcune di loro fu considerato infine naturale, una specie di missione da compiere per la salvezza del paese.

Nel dopoguerra un gran numero di fasciste che avevano aderito alla RSI non subì alcun provvedimento giudiziario, sia perché non furono raccolti elementi sufficienti per giungere ad una incriminazione, sia perché, finita la guerra, si erano date alla macchia in attesa di tempi migliori. Per le altre, invece, si aprirono le aule dei tribunali, ma le scelte politiche dei primi governi repubblicani e i numerosi provvedimenti di clemenza (amnistie, grazie, liberazioni condizionali), a partire dall’amnistia Togliatti del 1946, permisero nel giro di un decennio, il ritorno in libertà degli ex fascisti, uomini e donne.

Bibliografia e approfondimenti:

  • Cecilia Nubola, Fasciste di Salò, Editori Laterza, Roma 2016;
  • Roberta Cairoli, Dalla parte del nemico. Ausiliarie, delatrici e spie della Repubblica Sociale Italiana (1943-1945), Mimesis. Passasto Prossimo, Milano-Udine 2013;
  • Michela Ponzani, Guerra alle donne. Partigiane, vittime di stupro, “amanti del nemico”. 1940-1945, Einaudi, Torino 2012;
  • Sergio Bugiardini (a cura di), Violenza, tragedia e memoria della Repubblica Sociale Italiana, Carozzi, Roma 2006;
  • Maura Firmani, Oltre il SAF: storie di collaborazioniste della RSI, in Dianella Gagliani (a cura di), Guerra Resistenza Politica. Storie di donne, Aliberti Editore, Reggio Emilia 2006;
  • Marina Addis Saba, La scelta. Ragazze partigiane, ragazze di Salò, Editori Riuniti, Roma 2005;
  • Maria Fraddosio, La militanza femminile fascista nella Repubblica Sociale Italiana. Miti e organizzazione, in “Storia e problemi contemporanei”, n.24, a.XII, Clueb, Bologna 1999;
  • Marino Vigano, Donne in grigioverde, Il Settimo Sigillo, Roma 1995.

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