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Razionamento

Con il termine razionamento si intendono una serie di provvedimenti straordinari, di solito resi necessari da calamità o guerre, volti a limitare l'uso di alimenti e beni ritenuti quantitativamente insufficienti, al fine di raccoglierli e ridistribuirli secondo criteri determinati. Forma di controllo esercitata dalla maggior parte dei Paesi coinvolti nel secondo conflitto mondiale, il razionamento fu una lama a doppio taglio: se da un lato permise alle singole nazioni di avere un controllo al dettaglio dei consumi, dall’altro la redistribuzione impose sacrifici enormi alle popolazioni, che in alcuni casi si ribellarono.

In Italia le prime avvisaglie si ebbero nel già 1935, anno in cui si verificò il primo ammasso volontario, ma sia nel ’40 (con la regolamentazione della distribuzione di grassi e carboidrati) che nel ’42 (quando la morsa si strinse ulteriormente) il razionamento si dimostrò come uno strumento di controllo sull’economia nazionale.

Con il termine razionamento si intendono una serie di provvedimenti straordinari, di solito resi necessari da calamità o guerre, volti a limitare l'uso di alimenti e beni ritenuti quantitativamente insufficienti, al fine di raccoglierli e ridistribuirli secondo criteri determinati.

Fin dai primi mesi della Seconda Guerra Mondiale le autorità statali delle nazioni belligeranti dovettero intervenire sui meccanismi del libero mercato e operarono una razionalizzazione delle risorse – alimentari e non – a disposizione delle popolazioni civili, i cui consumi andavano tenuti sotto controllo per non incidere troppo sulle economie nazionali. Anche nel campo dei rifornimenti, dunque, la priorità era costituita dalle esigenze dell'esercito: i civili dovevano ridurre allo stretto indispensabile i loro consumi privati. A tal fine le autorità governative intervennero soprattutto sulla distribuzione dei prodotti alimentari e sui loro prezzi, introducendo la tessera annonaria.

In Italia, il governo fascista ricorse al razionamento nel corso del secondo conflitto mondiale, istituendo la Sezione Provinciale Alimenti (Sepral), organismo apposito che aveva l'incarico di gestire gli Ammassi (magazzini di Stato utilizzati per conservare i beni primari) e la distribuzione degli alimenti. Le norme per il razionamento dei consumi fissarono le caratteristiche merceologiche dei singoli prodotti (per esempio, si stabilì la miscela di diverse farine utilizzabili per il pane da tessera) e introdussero la raccolta dei prodotti con la tassa dell'ammasso. La distribuzione avveniva secondo le necessità locali, determinate dal numero dei cittadini residenti in ogni Comune, suddivisi a loro volta in categorie, con assegnazioni diversificate (in peso) secondo le varie esigenze (bambini, malati, lavoratori dell'industria, ecc.).

Alla fine del 1940 furono disciplinati prima il consumo di grassi e poi quello di carboidrati (pasta, farina, riso, seguiti infine dal granoturco), assieme a quello della benzina. Nel secondo anno di guerra sui giornali diventavano sempre più frequenti articoli e comunicati contenenti le nuove disposizioni in relazione alla distribuzione dei beni alimentari: si razionò lo zucchero (500 gr a persona al mese), caffè e sapone, e anche il latte fu sottoposto a restrizione (tranne che per bambini e ammalati). Con il tempo si giunsero a stabilire livelli insostenibili: nel 1942 spettavano ad ogni persona 80 grammi di carne bovine e 60 grammi di salumi a settimana, 1 uovo ogni 15 giorni, 2 chili di pasta e 1,8 di riso al mese. Inoltre, era stato fissato anche un massimo di 800 grammi di patate pro capite ogni due settimane, mentre alla fine del 1941 il tesseramento era stato introdotto anche per abiti, stoffe e filo per cucire.

Dal 1° dicembre 1940 entrarono in vigore le nuove norme di somministrazione dei pasti negli alberghi, negli esercizi pubblici, nei ristoranti e perfino nelle carrozze-ristorante dei treni. Le disposizioni e gli avvisi governativi, in rapporto con l'andamento della guerra, si succedevano a un ritmo tale che non si faceva in tempo a togliere dal menù ciò che era stato comprato il giorno prima ed era ormai in pentola.

Il razionamento però non garantì sempre la presenza del prodotto che spesso venne maggiormente diminuito o peggiorato in qualità. In questa situazione di "guerra totale", una delle principali conseguenze fu l'affermazione del mercato nero, o borsa nera: bloccati per legge i prezzi, produttori e commercianti preferivano infatti imboscare i generi di consumo, vendendoli illegalmente a un prezzo superiore.

L'evidente fallimento del sistema del razionamento condusse il governo fascista a promuovere già a partire dal 1940 l'allestimento di Orti di Guerra nei centri abitati e industriali. Si trattava di terreni coltivati in aeree urbane, di solito all'interno dei giardini pubblici: esempi di ampie aree destinate a queste coltivazioni furono a Roma nei Giardini dei Fori Imperiali, a Milano nei pressi del Duomo, a Torino nel Parco del Valentino, a Bologna ai Giardini Margherita e a Villa Putti. Per la propaganda fascista l'iniziativa degli Orti di Guerra fu presentata come la reazione di un "popolo fiero, coeso e indistruttibile". Alla coltivazione di questi orti provvidero gli stessi cittadini o i giovani delle organizzazioni fasciste. Si arrivarono a coltivare anche le aiuole del centro cittadino e i terrazzi privati in vasi, cassette, e addirittura vasche da bagno. Le trebbiature si svolgevano nelle piazze principali delle città ed erano vere e proprie manifestazioni del regime, con i covoni ricoperti da bandiere tricolori e vessilli fascisti, benedetti in cerimonia da vescovi e cardinali.

Bibliografia e approfondimenti:

  • Gian Franco Vené, Coprifuoco. Vita quotidiana degli italiani nella guerra civile 1943-1945, Mondadori, Milano 1991;
  • Miriam Mafai, Pane nero. Donne e vita quotidiana nella Seconda Guerra Mondiale, Mondadori, Milano 1998;
  • Romano Bracalini, Otto milioni di biciclette. La vita degli italiani nel Ventennio, Mondadori, Milano 2007;
  • Romano Bracalini, Paisà. Vita quotidiana nell'Italia liberata dagli Alleati, Mondadori, Milano 2008;
  • GuerrainFame, progetto dedicato ai temi dell’alimentazione in Italia nel periodo dal 1915 al 1945, a cura degli Istituti Storici dell'Emilia Romagna in Rete coordinati dall'Istituto per la Storia e le Memorie del 900 Parri E-R, realizzato con il contributo dalla Regione Emilia-Romagna.

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