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Nome di battaglia

Il ricorso allo pseudonimo, ovvero l'uso di un nome fittizio, è frequente in caso di attività clandestine o per le quali l'uso del nome anagrafico esporrebbe a rischi il soggetto coinvolto.Durante gli anni della Resistenza italiana (1943-1945) i partigiani operanti nei diversi territori della penisola si attribuirono degli pseudonimi, il cosiddetto "nome di battaglia", allo scopo di celare la propria identità ed evitare così eventuali ritorsioni dei nazifascisti contro familiari e conoscenti.

Imposto dal comando locale per la protezione dell'intera organizzazione o deciso in autonomia dal partigiano, il nome di battaglia raramente era frutto di una scelta casuale. Esso era piuttosto il punto di approdo di un ragionamento: un condensato in cui si rivelava la presenza di motivazioni politiche e ideologiche o autobiografiche. Se da un lato il nome di battaglia celava l'identità, dall'altro lato esso svelava il carattere del partigiano, i suoi miti, le sue ambizioni, le sue conoscenze.

I giovani, per esempio, presero spunto dalla letteratura (Tarzan, Corsaro), dall'epica greca e latina (Ulisse) o dalla storia antica (Annibale, Spartaco).

Presenti erano anche nomi legati alla tradizione del Risorgimento (Garibaldi, Bandiera), della Russia rivoluzionaria (Lenin, Stalin), sostantivi afferenti alle diverse correnti politiche, nomi di persona di origine straniera - soprattutto inglese - e persino simboli e miti religiosi, tratti quasi sempre dal Vecchio e dal Nuovo Testamento (Abele, Profeta).

Comparvero pure pseudonimi che attingevano all'ambiente regionale, al patrimonio popolare e dialettale, ma i più diffusi furono senza dubbio i nomi ispirati alla vita selvaggia condotta nelle montagne: animali (Lupo, Aquila, Tigre), fenomeni atmosferici (Fulmine, Tempesta), elementi naturali (Roccia, Fuoco), ecc.

I capi partigiani erano soliti firmare con il nome di battaglia non solo nelle comunicazioni tra bande, ma anche nei documenti ufficiali redatti dai Comandi del Comitato di Liberazione Nazionale.

Bibliografia e approfondimenti:

  • Paolo Zurzolo, Onomastica partigiana nel Bolognese, in Bibliomanie. Ricerca filologica, storia delle idee e orientamento bibliografico, n.4, Gennaio-Marzo 2006.

Fonti
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