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Internati Militari Italiani – IMI

Internati Militari Italiani (Italienische Militär-Internierten - IMI) era il nome ufficiale dato dalle autorità tedesche ai soldati italiani catturati, rastrellati e deportati nei territori del Terzo Reich nei giorni immediatamente successivi all'Armistizio di Cassibile (8 settembre 1943).

Dopo il disarmo, soldati e ufficiali italiani vennero posti davanti alla scelta di continuare a combattere nelle fila dell'esercito tedesco o, in caso contrario, essere inviati in campi di detenzione in Germania. Solo il dieci per cento accettò l'arruolamento. Gli altri vennero considerati "prigionieri di guerra" e in seguito cambiarono status divenendo "internati militari".

Come tali, furono obbligati al lavoro forzato e sottratti alla possibilità di controllo della Croce Rossa Internazionale e alla tutela della Convenzione di Ginevra del 1929, sottoscritta anche dalla Germania, che prescriveva un trattamento umanitario.

Nonostante la creazione della RSI, legata a doppio filo con il Terzo Reich, l'atteggiamento tedesco nei confronti degli internati si mantenne rigido, e ben pochi miglioramenti vennero apportati alle condizioni di vita di questi soldati. Solo nell'estate del 1944, con l'incontro in Germania tra Hitler e Mussolini, il duce italiano riuscì ad ottenere dal Führer la conversione degli IMI in "lavoratori civili", mitigandone, almeno sulla carta, le condizioni di vita. Nella realtà questo status li sottoponeva comunque ai lavori pesanti senza godere di alcuna tutela a livello internazionale e senza la possibilità rientrare in Italia.

Fra gli IMI si articolò ben presto una rete di resistenza attiva e passiva contro il Nazismo e il Fascismo: furono organizzate cellule e perfino delle radio clandestine.

Con la fine della guerra ebbe termine anche l’odissea degli IMI, i quali vennero rimpatriati dagli eserciti liberatori. Il rientro avvenne su treni merci sovraccarichi e non pochi furono gli incidenti mortali a causa del sovraffollamento.

La resistenza nei lager è costata, come risulta dagli stessi registri dei decessi compilati dai tedeschi in ogni campo di prigionia, il sacrificio di 78.216 persone. Di queste, sebbene non si conosca il numero esatto, circa 30.000 erano Internati Militari Italiani.

Bibliografia e approfondimenti:

  • Gianni Giannoccolo, Gli internati militari italiani nei campi tedeschi 1943-1945, Tecnostampa, Reggio Emilia 1989;
  • Enzo Collotti, Renato Sandri, Frediano Sessi (a cura di), Dizionario della Resistenza, 2 voll., G. Einaudi Editore, Torino 2001.

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Internati Militari Italiani – IMI

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