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Donne nella Resistenza

Le donne nella Resistenza italiana ebbero un ruolo fondamentale e contribuirono insieme ai partigiani alla lotta contro il fascismo. Esse lasciarono i loro doveri di donne e di madri e lottarono per riconquistare la libertà e la giustizia del proprio paese ricoprendo ruoli di primaria importanza. In tutte le città le donne partigiane lottarono quotidianamente per recuperare beni di prima necessità per il sostentamento dei compagni. Vi erano gruppi organizzati di donne che, svolgevano propaganda antifascista, raccoglievano fondi, organizzavano assistenza ai detenuti politici ed erano impegnate anche nel mantenimento delle comunicazioni oltre che nelle operazioni militari.

Le donne che parteciparono alla Resistenza facevano parte di organizzazioni come i GAP e le SAP e, inoltre, fondarono dei Gruppi di Difesa della Donna, "aperti a tutte le donne di ogni ceto sociale e di ogni fede politica o religiosa, che volessero partecipare all'opera di liberazione della patria e lottare per la propria emancipazione", per garantire i diritti delle donne, sovente diventate capifamiglia al posto dei mariti arruolati nell'esercito. Dall'interno delle fabbriche (dove avevano preso il posto degli uomini impegnati in guerra) organizzarono scioperi e manifestazioni contro il fascismo. I compiti che ricoprirono furono molteplici: fondarono vere e proprie squadre di primo soccorso per aiutare i feriti e gli ammalati; contribuirono nella raccolta di indumenti, cibo e medicinali; si occuparono dell'identificazione dei cadaveri e dell'assistenza ai familiari dei caduti. Si resero indispensabili alla collettività partigiana: oltre a cucinare, lavare, cucire e assistere i feriti, partecipavano alle riunioni portando il loro valido contributo politico e organizzativo e all'occasione sapevano anche cimentarsi con le armi. Particolarmente prezioso era il loro compito di comunicazione: con astuzia riuscivano a passare dai posti di blocco nemici raggiungendo la meta prefissata, prendevano contatto con i militari e li informavano dei nuovi movimenti. Le loro azioni erano soggette a rischio quanto quelle degli uomini e, quando cadevano in mano nemica, subivano le più atroci torture. Erano brave nel camuffare armi e munizioni: quando venivano fermate dai tedeschi con addosso qualcosa di compromettente, riuscivano spesso a evitare la perquisizione, dichiarando compiti importanti da svolgere, familiari ammalati, bambini affamati da accudire. Il contributo femminile alla lotta di Liberazione fu importante non solo numericamente e per le azioni che le donne svolsero, ma anche per le conseguenze, culturali e sociali prima e politiche poi, che ebbe. Numerosi studi hanno sottolineato come la Resistenza abbia costituito uno straordinario fattore di accelerazione del mutamento, che si riflette in forme differenziate di mobilità e visibilità femminile, in relazione ai ruoli politici rivestiti dalle donne. L'esperienza resistenziale sarà dunque determinante per le donne italiane che, dal 1945, promuoveranno instancabilmente il loro coinvolgimento attivo nella vita politica del paese per conquistare diritti legali, economici e politici.

Bibliografia e approfondimenti:
  • Marina Addis Saba, Partigiane. Tutte le donne della Resistenza, U. Mursia Editore, Milano 1998;
  • Enzo Collotti, Renato Sandri, Frediano Sessi (a cura di), Dizionario della Resistenza, 2 voll., G. Einaudi Editore, Torino 2001;
  • Marina Addis Saba, La scelta. Ragazze partigiane. Ragazze di Salò, Editori Riuniti, Roma 2005;
  • sito ufficiale dell'ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia) nella sezione dedicata alle Donne nella Resistenza.

Fonti
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