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Crimini contro l’umanità

L'espressione crimine contro l'umanità definisce le azioni criminali che riguardano violenze e abusi contro popoli o parte di popoli, o che comunque siano percepite, per la loro capacità di suscitare generale riprovazione, come perpetrate in danno dell'intera umanità. I crimini contro l'umanità sono in genere distinti dai crimini di guerra e dal genocidio: rispetto ai crimini di guerra, perché non si collocano in un contesto bellico; rispetto al genocidio, perché non presuppongono l'intenzione di distruggere in tutto o in parte, ma consistono nel prendere di mira un dato gruppo e nell'attuare una politica di violazioni diffuse e sistematiche.

Il concetto di crimine contro l'umanità fu concepito dopo la Seconda Guerra Mondiale con la diffusione delle tematiche relative ai diritti umani, insieme alla formazione di una comune coscienza internazionale circa una comunanza "naturale", ovvero un comune diritto spettante e virtualmente applicabile a tutti i componenti di tutti i raggruppamenti sociali.

Nel 1945, infatti, gli Stati Uniti e altri alleati misero a punto l'accordo per perseguire e punire i grandi criminali dell'Asse e prepararono la Carta del Tribunale Militare Internazionale di Norimberga, che, nell'articolo 6c, conteneva la seguente definizione di crimine contro l'umanità: "assassinio, sterminio, riduzione in schiavitù, deportazione e altri atti inumani commessi contro popolazioni civili prima o durante la guerra; persecuzioni per motivi politici, razziali o religiosi in applicazione di, o in rapporto con, tutti i reati che rientrano nella giurisdizione del Tribunale, che costituiscano o meno una violazione della legislazione nazionale del paese in cui sono stati perpetrati".

La Carta del Tribunale di Norimberga è stato il primo documento in cui i crimini contro l'umanità sono stati formalmente codificati nel diritto positivo internazionale. Da allora in poi non si è avuta nessuna specifica convenzione internazionale sui crimini contro l'umanità.

Tutti gli Stati hanno il dovere di processare i responsabili, o estradarli, e nessuna persona accusata di questi crimini può difendersi dicendo di aver obbedito a ordini superiori.

Bibliografia e approfondimenti:

  • Hannah Arendt, La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme, Feltrinelli, Milano 1964;
  • Roy Gutman, David Rieff (a cura di), Crimini di guerra. Quello che tutti dovrebbero sapere, Contrasto-Internazionale, Roma 1999;
  • Luca Baldissara, Paolo Pezzino (a cura di), Crimini e memorie di guerra, L'Ancora del Mediterraneo, Napoli 2004;
  • Luca Baldissara, Paolo Pezzino (a cura di), Giudicare e punire, L'Ancora del Mediterraneo, Napoli 2005.

Fonti
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