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Case di latitanza

Con la definizione case di latitanza si intendono quelle abitazioni – in genere casolari e case coloniche di contadini sperdute in pianura e collina – che offrirono riparo, alloggio e sostegno a partigiani e disertori.

Caratteristiche della Resistenza in pianura, le case di latitanza furono talvolta vere e proprie basi logistiche partigiane, quartieri generali per riunioni, per la distribuzione della stampa clandestina, depositi di armi, centri di smistamento di quanti decidevano di salire in montagna a combattere, rifugio per i partigiani durante i mesi invernali. Scelte perché lontane da presidi fascisti e poco controllate, si trattava nella maggior parte di case coloniche nelle quali furono costruiti rifugi sotterranei nei campi o direttamente nell'abitazione, oppure nei fienili, nella stalla o nei granai.

Le prime famiglie contadine a mettere a disposizione le proprie abitazioni, esponendosi alle rappresaglie naziste e fasciste, furono sia quelle legate alla tradizione socialista, sia quelle impegnate in una vera e propria militanza nel Partito Comunista clandestino, sia le famiglie cattoliche più progressiste. Una solidarietà, umana prima che politica, che si manifestava soprattutto attraverso il supporto delle donne che accoglievano non solo partigiani, ma anche dirigenti antifascisti in clandestinità e decine di soldati italiani e prigionieri di guerra di altra nazionalità (russi, polacchi, inglesi, francesi, sudafricani, americani) fuggiti dai campi di prigionia, li sfamavano, cucivano loro abiti civili o davano loro quelli di figli e mariti per aiutarli a fuggire. Tra l'altro, chi si impegnava in questo senso andava incontro anche a seri rischi perché, se per i prigionieri si applicava la Convenzione di Ginevra, chi li aiutava poteva essere fucilato per tradimento.

Quest'opera di aiuto, che coinvolse centinaia di famiglie, è stata un aspetto fondamentale della Resistenza non armata: senza questo appoggio della popolazione "non combattente" difficilmente il movimento resistenziale si sarebbe potuto radicare come di fatto è avvenuto, soprattutto nel nord Italia. Proprio questo sostegno testimonia l'appoggio della popolazione alla lotta ai nazifascisti.

Bibliografia e approfondimenti:

  • G. Pataccini, Case di latitanza e Resistenza contadina nel reggiano, Tipolitografia Emiliana, Reggio Emilia 1975;
  • Enzo Collotti, Renato Sandri, Frediano Sessi (a cura di), Dizionario della Resistenza, 2 voll., G. Einaudi Editore, Torino 2001;
  • sito ufficiale dell'ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia) nella sezione Donne nella Resistenza.

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