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Zonderwater (SUDAFRICA)

Situato nella regione sudafricana del Transvaal, a circa 50 km ad est di Pretoria e 120 da Johannesburg, il campo di prigionia di Zonderwater fu costruito durante la Seconda Guerra Mondiale in una conca tra le immense distese dell'arido altopiano a 1.700 metri sul livello del mare. Negli anni del conflitto il Sudafrica, schierato con la Gran Bretagna, mise a disposizione le proprie Forze Armate, ma soprattutto si rese disponibile a custodire prigionieri di guerra. Nel febbraio 1941 cominciarono ad affluire a Zonderwater dai campi egiziani i primi prigionieri italiani catturati in Africa Settentrionale e Orientale dagli Inglesi. Gli arrivi si susseguirono per tutta la durata della guerra ed ebbero un incremento massiccio dopo la sconfitta italo-tedesca di El Alamein. All'inizio del 1943 si contavano circa 70.000 prigionieri, che superarono le 100.000 unità alla fine del conflitto. Inizialmente i prigionieri erano ospitati in tende, ma in seguito, grazie al loro stesso lavoro, furono costruite baracche in legno e alcuni edifici in muratura dotati di luce elettrica. Nella sua massima estensione il campo di prigionia di Zonderwater risultava diviso in 14 blocchi, suddivisi a loro volta in accampamenti da 2.000 prigionieri ciascuno. In più vi erano un accampamento di transito, un accampamento di disinfestazione e un ospedale con 14 ambulatori satelliti per ciascun blocco. Per collegare tutte le zone del campo erano state costruite oltre 30 km di strade interne al perimetro ed il problema dell'igiene era stato superato grazie alla costruzione di un'ampia rete fognaria. I prigionieri italiani, separati da una minoranza di prigionieri tedeschi, erano ospitati in diversi blocchi, dividendo coloro che si dichiararono fedeli al Fascismo da quelli che erano disponibili a collaborare. Per questi ultimi ad un certo punto ci fu anche la possibilità di andare a lavorare fuori dal campo, grazie ad oltre 4.000 sudafricani che si proposero come datori di lavoro, soprattutto di tipo agricolo, ma anche costruzione di strade, ponti ed edifici. I prigionieri non ebbero vita agiata, ma con l'arrivo del Colonnello H.F. Prisloo alla direzione del campo nel 1943, le loro condizioni furono discrete e molto fu fatto per alleviare le loro sofferenze. Furono infatti permesse e realizzate strutture per lo sport, come il calcio, l'atletica, il tennis, la pallacanestro, la pallavolo e il pugilato; furono costruiti teatri per spettacoli, cinema e concerti; messi a disposizione orti, biblioteche e scuole che tolsero dall'analfabetismo oltre 9.000 italiani. Furono anche erette Cappelle affidate ai 23 Cappellani Militari detenuti nel campo. Ciononostante, si trattava pur sempre di prigionia e 279 italiani trovarono la morte: 203 a causa delle ferite riportate in combattimento e di malattia e 76 morti per incidenti, in gran parte per folgorazioni avvenute durante i frequenti temporali della regione. Il rimpatrio dei prigionieri italiani non iniziò con la fine della guerra, ma dovette attendere che si rendessero disponibili navi da trasporto. I rientri si conclusero nel febbraio 1947; per alcuni dopo sei anni passati in prigionia. Oggi del campo di Zonderwater resta solo una piccola area dove è stato eretto il Cimitero Militare Italiano e dove ogni anno la Comunità Italiana del Sudafrica si ritrova per commemorare i soldati italiani morti durante gli anni di prigionia.

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