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Venezia (VE)

Comune del Veneto, capoluogo di regione e di provincia, Venezia è situata su un arcipelago di piccole isole, a 4 km dalla terraferma e a 2 dal mare aperto, costituendo un caso urbanistico unico al mondo. La sua posizione geografica - all'estremità dell'Adriatico, tra il continente, la penisola italiana e quella balcanica - e la grande duttilità politica e mercantile dei suoi abitanti ne fecero per più di un millennio una delle più prospere potenze europee e il principale tramite tra l'Europa e l'Oriente, conosciuta internazionalmente come la Serenissima, la Dominante e la Regina dell'Adriatico. Il centro storico sorge in mezzo alla laguna omonima su un totale di 118 isolette, consolidate nei secoli grazie a palificazioni in legno, che ne hanno permesso l'urbanizzazione. Le 118 isolette sono separate da canali navigabili e collegate tra loro da ponti ad uso esclusivamente pedonale. Il comune comprende anche le isole e i gruppi insulari di Murano, Burano, Marzobbo, Torcello, Sant'Erasmo, Vignole, La Certosa, San Servolo, San Clemente e Sacca-Sessola, e le le lunghe e strette isole del Litorale del Lido e del Litorale di Pellestrina. Inoltre, la città si estende ampiamente anche sulla terraferma, dove sorgono i grossi agglomerati urbani di Mestre e di Marghera. Venezia è sede patriarcale e universitaria e dal 1987 è stata dichiarata, con la sua laguna, Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO, di cui ospita una sede. Sede di Ministeri della Repubblica Sociale Italiana, dell'ambasciata del Giappone, del compartimento ferroviario del Veneto, di attivi scali portuali, e di industrie dislocate a Marghera, fra le quali la Montecatini e la Breda, che producevano rispettivamente mitragliatrici e componenti chimiche, Venezia divenne punto nodale, insieme a Trieste, del sistema difensivo tedesco nell'Italia nord-orientale dopo l'8 settembre 1943. La città lagunare divenne anche il centro culturale della RSI con il trasferimento della sede dell'Ente Italiano Audizioni Radiofoniche (EIAR) e di alcuni uffici e stabilimenti di Cinecittà da Roma alla zona della Giudecca. Venezia fu presidiata da ingenti forze della Wehrmacht, della Kriegsmarine, delle SS, della polizia di sicurezza nazista (Gestapo, Sipo, SD, Kripo), nonché da reparti della X Mas, della Guardia Nazionale Repubblicana e quelli, molto più decisi e spietati, della 27^ Brigata Nera. Ciononostante, riuscì a svilupparsi in città un'intensa attività resistenziale che si distinse sia per le azioni armate, sia per l'attività spionistica a favore degli Alleati. Venezia, infatti, fu il maggiore centro cospirativo del Veneto nel campo delle operazioni di spionaggio e informazioni organizzate sia dagli angloamericani che dai comandi italiani del Regno del Sud. La Resistenza veneziana, poi, oltre agli scontri diretti con il nemico, si prodigò anche in azioni spettacolari di forte valore propagandistico, come quelle compiute al Teatro Goldoni: - il 2 gennaio 1944 sei gappisti lanciarono tra il pubblico un migliaio di volantini che riportavano il testo dell'Appello agli studenti di Padova di Concetto Marchesi; - il 12 marzo 1945 alcuni partigiani della Brigata Garibaldi "Francesco Biancotto" - la principale formazione veneziana – si sostituirono agli attori impegnati nella rappresentazione di una commedia e tennero un comizio al pubblico sulla ormai prossima fine della dittatura e dell'occupazione tedesca, senza che nessuno dei presenti in sala fosse in grado di reagire. Con l'arrivo della primavera del 1945 le truppe alleate attestate all'imbocco della Pianura Padana sfondarono le ultime resistenze nazifasciste, attaccate anche dalle formazioni partigiane che finalmente misero in atto l'insurrezione nazionale a partire dal 25 aprile. A Venezia i primi scontri avvennero la sera del 26 aprile e finirono definitivamente il 29 quando le truppe alleate arrivate dal Ponte della Libertà trovarono la città già libera dalle truppe naziste, che si erano ritirate verso la Germania dopo una resa condizionata con il CLN veneziano. Quasi 200 furono i partigiani ed i patrioti caduti, mentre il doppio risultarono i deportati. Tredici furono i patrioti fucilati il 28 luglio 1944 per rappresaglia presso Cà Giustinian, sede del comando veneziano della GNR, gravemente danneggiata due giorni prima da un attentato gappista. Il 5 luglio erano stati uccisi per ordine del federale Leoni, cinque partigiani. In due distinte occasioni a Mirano, il 10 dicembre 1944 ed il 17 gennaio 1945, furono uccisi quattordici partigiani. Il successore di Leoni, Istoyz, fu responsabile di questo duplice eccidio.

Bibliografia e approfondimenti:

  • Giuseppe Turcato, Agostino Zanon Dal Bo (a cura di), 1943-1945 Venezia nella Resistenza. Testimonianze, Comune di Venezia 1976;
  • Giannantonio Paladini, Maurizio Reberschak, La Resistenza nel Venenziano. Documenti, Centro di Produzione Multimediale Comune di Venezia, 1996;
  • Enzo Collotti, Renato Sandri, Frediano Sessi (a cura di), Dizionario della Resistenza, 2 voll., G. Einaudi Editore, Torino 2001;
  • Vito Paticchia (a cura di), Percorsi della memoria. 1940-1945 La storia, i luoghi, con la collaborazione di Paolo Zurzolo, Clueb, Bologna 2005;
  • Giulia Albanese, Marco Borghi (a cura di), Memoria Resistente. La lotta partigiana a Venenzia e provincia nel ricordo dei protagonisti, Nuova Dimensione, Portogruaro (VE) 2005;
  • Marco Borghi (a cura di), I luoghi della libertà. Itinerari della guerra e della Resistenza in provincia di Venezia, Nuova Dimensione (Iveser), Portogruaro (VE) 2009;
  • sito istituzionale del Comune di Venezia;
  • sito dell'Istituto Veneziano per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea.

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