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Torino (TO)

Città decorata con la Medaglia d'Oro come Benemerita del Risorgimento Nazionale per le azioni patriottiche che qui ebbero luogo nel periodo del Risorgimento italiano, Torino visse le riforme politiche e sociali e l'opera di rinnovamento di Camillo Benso di Cavour che nel XIX secolo posero le premesse per l'unificazione dell'Italia. Capitale del nuovo Regno nel 1861, perdette tale ruolo in favore di Firenze nel 1865 e da allora si trasformò in un importante centro industriale. Agli inizi del Novecento si aprì un'intensa fase di sviluppo con l'insediamento di grandi imprese metalmeccaniche (tra cui la FIAT), la nascita della Confederazione dell'Industria e la formazione di un proletariato all'avanguardia del movimento operaio (costituzione della Federazione Impiegati Operai Metallurgici e della Confederazione Italiana dei Lavoratori). Nel 1901 vi operavano 5.000 aziende con 95.000 operai e nel 1927 10.000 aziende con 150.000 operai. Dopo gli scioperi del 1913-1914 e le manifestazioni popolari contro la guerra dell'agosto 1917, Torino divenne polo nevralgico delle lotte sociali nel primo dopoguerra, culminate nell'occupazione delle fabbriche del 1920, che prepararono il terreno (con Antonio Gramsci, Angelo Tasca, Umberto Terracini e Palmiro Togliatti) alla nascita del Partito Comunista Italiano. Con l'avvento del Fascismo nel 1922 furono numerose le aggressioni squadriste nei confronti dell'opposizione operaia. La cosiddetta strage di Torino ebbe inizio il 18 dicembre 1922 e causò la morte di 11 antifascisti e l'incendio della Camera del Lavoro della città, ad opera dei fascisti guidati da Piero Bradimante. Ciononostante, fino agli inizi degli anni Trenta gruppi antifascisti continuarono ad agire clandestinamente nelle fabbriche. Con l'entrata dell'Italia nella Seconda Guerra Mondiale il 10 giugno 1940, Torino, fondamentale polo industriale, venne ripetutamente bombardata dagli Alleati: il primo attacco ebbe luogo l'11 giugno 1940, gli ultimi nel 1945, raggiungendo la massima intensità nel 1943. L'opposizione operaia torinese al Fascismo sfociò nel marzo 1943 nel grande sciopero che si estese ad altre parti del paese e affrettò la fine del regime. La caduta del Fascismo, il 25 luglio 1943, sopravvenne in questo clima già surriscaldato: gli operai scesero in sciopero per tre giorni, folle di cittadini si riversarono nelle piazze, cinquecento detenuti politici furono liberati a forza dalle carceri cittadine, la Casa del Fascio venne assalita e saccheggiata. In quei giorni si costituì il comitato dei partiti antifascisti (Pci, Psiup, Gl-PdA, Dc, Pli), sotto la denominazione di Fronte Nazionale. Con l'annuncio dell'Armistizio, l'8 settembre 1943, Torino venne occupata dalle truppe naziste e repubblichine che si macchiarono di numerosi eccidi, come quello del Pian del Lot (27 giovani cittadini e partigiani rastrellati e, successivamente, fucilati il 2 aprile 1944 dalle truppe naziste come rappresaglia per l'uccisione di un caporale tedesco da parte di un gappista), esecuzioni e deportazioni. Ma furono altresì attive in città le formazioni partigiane dei Gruppi (GAP) e delle Squadre di Azione Patriottica (SAP), che ripetevano in Italia un'esperienza mutuata dalla Resistenza francese e portata dai militanti comunisti che vi avevano partecipato: in particolare i GAP attuarono una serie di attentati e di sabotaggi che costrinsero il nemico a barricarsi nelle sedi del circuito cittadino come in una catena di aree assediate. Nei venti mesi di Resistenza dal 1943 al 1945 continuarono anche le contestazioni operaie: nelle fabbriche si lavorava ormai a smontare e nascondere i pezzi dei macchinari più importanti, e si preparavano i nuclei delle Squadre di Azione Patriottica (SAP) destinati a difendere gli stabilimenti nella fase insurrezionale. A partire dal febbraio 1945 furono accelerati tutti i preparativi in vista della scadenza finale della lotta. Si insediò il Comitato di Liberazione Nazionale cittadino, destinato a diventare Giunta popolare alla liberazione. Il 25 aprile il CLN proclamò l'ordine di insurrezione generale e con esso i partigiani presero il controllo della città ponendo fine all'occupazione nazifascista. Alcuni giorni dopo, il 3 maggio, giunsero anche le prime truppe alleate. Dopo la guerra Torino riprese il suo ruolo egemone in campo industriale e politico con la ricostruzione e il successivo miracolo economico. Divenne meta di forti correnti migratorie dal Sud: dal 1951 al 1971 la popolazione urbana e dei comuni della cintura aumentò del 63%. Nel corso dei venti mesi di lotta partigiana, il capoluogo piemontese diede alla Resistenza 1.098 residenti caduti nelle formazioni partigiane e un numero di deportati calcolato approssimativamente in alcune migliaia di cittadini. Al poligono di tiro cittadino del Martinetto furono fucilati 59 resistenti. Il 29 maggio 1959 la città di Torino è stata insignita della Medaglia d'Oro al Valor Militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la Seconda Guerra Mondiale con la seguente motivazione: "Capitale e cuore di una regione guerriera non piegò sotto l'urto ferrigno e per diciannove mesi oppose invitta resistenza all'oppressore sdegnando le lusinghe e ribellandosi alle minacce. Rifiutò compromessi, tregue e accordi indegni che avrebbero offuscato la limpidezza delle sue nobili tradizioni e si eresse, con la stessa fierezza dei padri, nuovo baluardo alla continuità e all'intangibilità della Patria. Centro pulsante di vitale linfa, alimentò le sue formazioni partigiane che, senza distinzione di parte, nel piano, sui monti e per le valli opposero i petti dei giovani figli alle dilaganti orde che non riuscirono a portare il ludibrio nelle contrade, nelle case, nelle officine, ove lavoro e onore erano atavico vessillo d'onesta fede e di sacro amore di Patria. Tutto il suo popolo in armi, dopo aver fieramente rifiutato, nonostante minaccia di nuovi massacri e distruzioni, il libero passo al nemico in ritirata, unito in un supremo sforzo che fece di tutti i cuori, un solo cuore pulsante del più nobile ardore, travolgeva ed abbatteva per sempre la tracotanza nazifascista. 11 impiccati, 271 fucilati, 12.000 arrestati, 20.000 deportati, 132 caduti e 611 feriti in fatti d'arme, sono il sublime contributo di sangue e di martirio sacro patrimonio alle generazioni future che ha infiorato la dura e radiosa via della redenzione e della libertà. 8 settembre 1943 – 25 aprile 1945"Bibliografia e approfondimenti:

  • 1938/1945 Una guida per la memoria: luoghi della guerra e della Resistenza nella Provincia di Torino, Provincia di Torino e Istituto Piemontese per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea "Giorgio Agosti", Blu Edizioni, Torino 2007;
  • 1940/1945 Guerra e società nella Provincia di Torino, a cura di Bruno Maida, Provincia di Torino e Istituto Piemontese per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea "Giorgio Agosti", Blu Edizioni, Torino 2007;
  • Enzo Collotti, Renato Sandri, Frediano Sessi (a cura di), Dizionario della Resistenza, 2 voll., G. Einaudi Editore, Torino 2001;
  • Gianni Oliva, La Resistenza alle porte di Torino, FrancoAngeli, Milano 1989;
  • Torino contro il Fascismo. Testimonianze, Tipolitografia Toso, Torino 1975;
  • per approfondimenti si rimanda anche al sito del Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà di Torino, nella sezione Pubblicazioni.

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