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Senigallia (AN)

Sede privilegiata del nascente turismo balneare fin dai primi decenni del Novecento, durante la Seconda Guerra Mondiale Senigallia visse i difficili momenti del passaggio del fronte: dall'occupazione tedesca alla formazione delle bande partigiane, all'arrivo delle truppe alleate. Il tutto iniziò pochi giorni dopo l'annuncio dell'Armistizio italiano. Il 12 settembre, infatti, la città fu occupata da un presidio tedesco che prese possesso di case in posizioni strategiche lungo il porto e sulle alture e allestì un campo di aviazione nella campagna di Passo Ripe. La motovedetta "Hamburg" fu incaricata di perlustrare il porto e perquisire le barche dei pescatori, alle quali era consentito uscire per la pesca solo in orari stabiliti dal comando tedesco. Con la formazione della Repubblica di Salò, anche a Senigallia si costituì il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) e si crearono Gruppi di Azione Patriottica (GAP) e formazioni partigiane in tutta la vallata del Misa. Prevedendo atti di sabotaggio alle linee telefoniche o di aiuto ai nemici, il comando tedesco chiese ai Carabinieri un elenco di 30 antifascisti da prelevare nel caso in cui si fossero verificate alcune di queste azioni partigiane. Il comandante della locale stazione dei Carabinieri ne fornì uno con nomi irreperibili e poi fuggì con l'aiuto del CLN. Dalla fine del 1943 (ottobre-novembre) iniziarono a Senigallia i primi bombardamenti alleati che andarono a colpire i maggiori punti di rifornimento per le truppe tedesche: la Strada Statale 16 Adriatica, la stazione ferroviaria, il porto e i ponti, provocando numerosi morti e feriti e danni a molte abitazioni. Alcune bombe colpirono anche il centro storico, devastando il Foro Annonario, la biblioteca comunale e il ponte ferroviario sul Misa. Molti furono i morti e i feriti, ma molti di più furono quelli che iniziarono a "sfollare" nelle campagne, rifugiandosi presso parenti e conoscenti. Nel febbraio 1944 tanti giovani si rifiutarono di rispondere al bando di arruolamento per le classi 1923-1924-1925 nell'esercito di Salò e andarono ad ingrossare i gruppi della resistenza antifascista e antinazista. Nel luglio 1944, di fronte all'imminente arrivo degli anglo-americani e dei soldati del Corpo Italiano di Liberazione (sotto il governo Badoglio), i tedeschi di stanza a Senigallia intensificarono gli atti di distruzione di ponti, strade, della ferrovia e del porto canale, nel tentativo di arrestare l'avanzata alleata. Il 26 luglio fecero saltare i ponti della città e quello sul fiume Cesano e lungo la ritirata fecero razzie di provviste e di animali, costringendo ragazzi e uomini ancora efficienti a seguirli e a occuparsi del bestiame almeno fino alla Linea Gotica situata nei pressi di Pesaro. Verso le 17 del 27 luglio 1944 entrò in città, in avanscoperta, la prima truppa polacca: da questo momento fino al 10 agosto, giorno in cui fu liberata Scapezzano, la battaglia tra polacchi in avanzata e le retrovie tedesche fu intensa e comportò numerose vittime da una parte e dall'altra (battaglia del Cesano). Nel pomeriggio del 4 agosto le truppe polacche entrarono in forze e Senigallia poté dirsi davvero liberata. A ricordo della liberazione della città e di coloro che lottarono contro la dominazione nazifascista è stata posta una lapide in Piazza 4 Agosto.Bibliografia e approfondimenti:

  • Ruggero Giacomini, Ribelli e partigiani. La Resistenza nelle Marche. 1943-1944, Affinità Elettive, Ancona 2005;
  • Sergio Sparapani (a cura di), La guerra nelle Marche 1943-1944, Il lavoro editoriale, Ancona 2005;
  • Luisella Pasquini, Nazareno Re (a cura di), I luoghi della memoria. Itinerari della Resistenza marchigiana, Anpi Marche e Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione nelle Marche, Il lavoro editoriale, Ancona 2007;
  • G. Volpini, Una città in guerra. Senigallia 1943-1944, Codex, Milano 2009;
  • sito web del Comune di Senigallia;
  • sito web della storia del '900 delle Marche.

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