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San Polo d’Enza (RE)

All'interno della provincia di Reggio Emilia, che si presenta come un rettangolo irregolare, è possibile delimitare un quadrilatero compreso tra la via Emilia a nord e la strada parallela a sud che va dal ponte sul Secchia, alla Veggia, fino al ponte sull'Enza a San Polo; e tra la strada statale 63 a est, da Puianello al Passo del Cerreto, e il letto dell'Enza, dalle sorgenti fin verso Sant'Ilario. Si tratta di un'area, la valle dell'Enza appunto, che, a partire dalla fine dell'Ottocento, ha conosciuto un forte radicamento delle organizzazione socialiste e del movimento cooperativo, di cui furono massimi esponenti Camillo Prampolini e Antonio Vergnanini. Negli anni 1921-1922, tutta la rete di solidarietà fu distrutta dalle squadre fasciste con assalti armati e intimidazioni che si lasciarono alle spalle una scia di sangue e di risentimenti, causa poi dei molti omicidi avvenuti nell'immediato dopoguerra. Con la caduta del fascismo tornarono dall'esilio, dal carcere o dal confino diversi esponenti antifascisti, che dopo l'8 settembre 1943 parteciparono attivamente alla formazione dei primi gruppi armati della Resistenza. Nella pianura nascevano i distaccamenti delle SAP, che nei 20 mesi dell'occupazione tedesca avrebbero conteso alla milizia fascista e alla GNR il controllo del territorio, tanto da costringere quest'ultima, nel marzo del 1945, a trasformare in piccoli fortilizi assediati i presidi di Cavriago, Bibbiano e Montecchio. L'area collinare, storicamente collegata alla figura di Matilde di Canossa, era caratterizzata da un'orografia complessa, racchiusa entro un fitto reticolo viario che collegava i borghi raccolti intorno alle pievi. In questa zona transitavano i convogli di rifornimento alle brigate partigiane della montagna, garibaldini in fase di sganciamento dai rastrellamenti tedeschi sul crinale, moltissimi renitenti e disertori che trovavano nelle case coloniche attiva solidarietà. Il fiume Enza, tra l'altro, offriva un'importante via di comunicazione, specie nei periodi di magra. Infatti, il greto del torrente era il percorso notturno più breve e più sicuro per le staffette e per interi reparti partigiani che, attraverso i ponti sul fiume, riuscivano anche a mantenere il collegamento con la sponda parmense. Un territorio di cerniera, quindi, dove nel giugno del '44 operavano già tre battaglioni che avrebbero poi dato vita alla 144^ Brigata Garibaldi "Antonio Gramsci", certamente la più "rossa" tra le formazioni partigiane reggiane. In questo contesto di viva insorgenza a sfondo sociale, il comando tedesco decise di adottare una strategia inedita di repressione antipartigiana localizzando a Ciano una scuola antiribelli col compito di stroncare i legami tra guerriglia e civili. San Polo d'Enza, posta nel fondovalle, ricorda quei momenti attraverso un monumento dello scultore Graziano Pompili, inaugurato nel 1985 e collocato nella piazza del castello, che riporta un'iscrizione di Bertold Brecht. Inoltre, in un locale al pian terreno della Rocca, sede del municipio, i partigiani dell'ANPI hanno allestito un museo-sacrario dedicato alla Resistenza sanpolese.Bibliografia e approfondimenti:

  • R. Barazzoni, Val d'Enza in armi. Momenti di storia della 144^ Brigata Garibaldi "Antonio Gramsci", Reggio Emilia, ANPI, 1991;
  • Emilia Romagna. Itinerari nei luoghi della memoria 1943-1945, Milano, Touring Club Italiano, 2005.

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