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Quattro Castella (RE)

Situato sul primo rilievo appenninico del Reggiano, il Comune di Quattro Castella deve il suo nome ai quattro castelli che sorgevano su altrettanti colli gemelli e contigui: Monte Vetro, Bianello, Monte Lucio e Monte Zane. Ad eccezione del castello di Bianello, ancora oggi pressoché intatto, degli altri non restano che pochi ruderi. Il territorio del Comune non si presenta come un tutto omogeneo: le frazioni di Mucciatella e parte di Montecavolo sono comprese nella zona immediatamente a sud di Reggio Emilia e che si collega alla montagna; Quattro Castella e Roncolo, invece, gravitano su un diverso comprensorio che fa capo - con San Polo, Bibbiano, Montecchio, Cavriago e Sant'Ilario - al sistema di collegamenti tra Reggio Emilia e Parma. Questa sua ubicazione a cavallo tra pianura e montagna rese Quattro Castella un territorio strategicamente importante durante la Seconda Guerra Mondiale e, in particolare, negli anni dell'occupazione tedesca e della lotta partigiana. All'indomani dell'8 settembre 1943, infatti, la zona di Quattro Castella rientrò subito nel piano di occupazione tedesca, in quanto punto nodale in cui si incrociano due principali vie di comunicazione, rappresentate dal tratto della SS 63 nella direttrice nord-sud (verso la montagna) e dal tratto Montecavolo-Quattro Castella della strada comunale nella direttrice est-ovest (verso Parma). Addirittura già prima del 25 luglio 1943 Quattro Castella divenne sede di reparti tedeschi. Successivamente, il 2 luglio 1944, un centinaio di soldati nazisti occupò diverse ville a Monte di Roncolo, collocandovi depositi di munizioni sempre sorvegliati da pattuglie. Anche reparti fascisti della Guardia Nazionale Repubblicana e della Brigata Nera si alternarono nel capoluogo: dall'inverno '43-'44 fino ad un mese circa dalla liberazione stabilirono la loro sede presso la locale caserma dei carabinieri. Allo stesso modo che per i nazifascisti, anche per il movimento resistenziale il territorio del Comune di Quattro Castella svolse una funzione di primo piano per quanto riguardava i collegamenti in pianura e in montagna. Proprio per questo una delle prime componenti dell'organizzazione della lotta clandestina fu la costituzione in zona delle case di latitanza, luoghi relativamente sicuri che consentirono agli organi militari e politici partigiani di assolvere con la necessaria continuità il proprio ruolo di direzione e di collegamento. Allo scopo di mantenere il controllo della situazione lungo le arterie e i centri abitati della pedecollina, la Resistenza attribuì, dunque, una fondamentale importanza alla zona, sia per indebolire la capacità di tenuta del nemico in questo punto vitale, sia per mantenere sedi volanti di comandi, recapiti di reclutamento, di sosta e di smistamento dei partigiani, depositi di materiali e basi di rifornimento alla montagna. Furono gli stessi organi provinciali del partito comunista e della resistenza, già all'indomani dell'8 settembre 1943, ad intuire l'enorme importanza strategica della zona e a organizzare rapidamente, con la collaborazione dei gruppi antifascisti locali, una serie di punti fermi capaci di garantire i principali collegamenti di ordine politico e militare. Nel Comune di Quattro Castella operò la 76^ Brigata SAP "Angelo Zanti" della pianura reggiana, ma talora vi operarono anche formazioni della montagna (reparti vari della 144^ Brigata Garibaldi) e altre della pianura (reparti della 37^ GAP). Con l'avvicinarsi della primavera '45, sebbene le sorti del fronte sembrassero ancora stagnanti, il clima di preparazione al combattimento finale caratterizzò le decisioni dei comandi superiori e inferiori. Tutti gli ordini ai reparti subalterni, le riunioni, i piani, furono ispirati all'esigenza di non dare respiro al nemico, di tenerlo quotidianamente impegnato in posti diversi, di sabotare tutti i suoi collegamenti. A partire dal 20 aprile 1945, scomparsi ormai tutti i reparti fascisti italiani, le pattuglie tedesche che ancora perlustravano la zona collinare cominciarono ad allentare la vigilanza e a ritirarsi nei presidi. Nei giorni seguenti le brigate partigiane della pianura e della montagna sostennero diversi combattimenti nella zona di San Polo, Quattro Castella e Bibbiano, riuscendo a mandare via i tedeschi. Il 23 aprile 1945 il territorio poté finalmente dirsi libero e la popolazione diede vita a manifestazioni festose, balli popolari e cori improvvisati. Il 25 aprile il Comitato di Liberazione Nazionale procedette alla nomina della giunta comunale democratica di Quattro Castella, con i rappresentanti dei partiti antifascisti.

Bibliografia e approfondimenti:

  • Rolando Cavandoli, Quattro Castella ribelle. Cronache della Resistenza e della guerra di Liberazione, edizione a cura del Comune di Quattro Castella, Tecnostampa, Reggio Emilia, 1973;
  • Emilia Romagna. Itinerari nei luoghi della memoria 1943-1945, Touring Club Italiano, Milano 2005.

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