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Poviglio (RE)

Come in molti paesi della "bassa reggiana", anche a Poviglio larga parte della popolazione si dichiarò contraria al regime fascista fin dai primi anni Venti, esprimendo apertamente il suo dissenso contro le pressioni squadriste, gli ammassi alimentari e la requisizione forzata del bestiame. Basti vedere come ancora nel 1939 Poviglio risultava agli ultimi posti della graduatoria provinciale dei fasci per numero di iscritti: si contava, infatti, un solo iscritto tra le fila dei giovani povigliesi. Punto di svolta per la resistenza armata furono ovviamente i fatti del 1943. Nei 45 giorni che andarono dalla caduta del Fascismo alla firma dell'Armistizio, Poviglio fu protagonista di numerose azioni di distruzione di vecchi simboli fascisti, immagini di Mussolini, locali del Dopolavoro e quanto si poteva ricondurre al regime appena caduto. Successivamente, con la liberazione di Mussolini dalla prigionia al Gran Sasso e con l'occupazione tedesca dell'Italia settentrionale, ebbe inizio l'utilizzo delle case delle famiglie contadine come base d'appoggio per i militari. In queste stesse case, 176 giovani povigliesi iniziarono ad organizzare, da un lato, i primi sabotaggi e, dall'altro, le prime azioni concrete per racimolare quante più armi possibili da spedire, insieme a indumenti e viveri, ai compagni bloccati sull'Appennino. Una delle prime operazioni fu il dirottamento della linea ferroviaria Boretto-Reggio Emilia con lo scopo di evitare che, passando per Poviglio ogni giorno, le truppe tedesche venissero a prelevare viveri alla popolazione. Altri episodi furono l'abbattimento di una trentina di pali telefonici tra Poviglio e zone limitrofe e ancora le azioni per rubare armi e mezzi di trasporto. L'opposizione al clima totalitario italiano, dunque, si sviluppò già prima del '43: precursore della lotta antifascista nel paese fu Fortunato Nevicati, originario del parmense. Dopo aver contribuito all'emancipazione del proletariato reggiano, divenne membro delle Brigate internazionali attive durante la Guerra Civile contro Franco in Spagna, dove morirà il 23 novembre 1936. Altri due nomi, tra i tanti importanti di Poviglio, sono quelli di Tonino Montanarini e Plinio Torelli: ripercorrendo le loro storie e lo scambio di lettere tra i due amici, si ha una panoramica dell'Italia dall'entrata in guerra all'8 settembre. Prima furono arruolati nell'esercito e inviati qua e là per l'Italia, poi la svolta dopo l'Armistizio che portò entrambi a partecipare alla lotta partigiana: uno sul suolo natio e l'altro in Jugoslavia. Va ricordato, infine, Adriano Casadei, impiccato dai nazisti a Castrocaro nell'agosto del 1944, e tutti i giovani partigiani che combatterono il nazifascismo; ma anche Rosina Mazzieri e le tante donne che, nonostante le torture subite, ebbero il coraggio di resistere e difendere i nomi dei propri compagni. Anche nel caso di Poviglio va sottolineata la grande partecipazione della popolazione che si schierò con i partigiani contro i nazisti e i collaborazionisti repubblichini.Bibliografia e approfondimenti:

  • Antonio Zambonelli, Poviglio storia di lotte dall'Unità d'Italia alla Liberazione, Tecnostampa 1978;
  • Sergio Gabbi, Poviglio: storia e cronaca, Tipolitografia Lusuardi, Bagnolo in Piano (RE) 1980;
  • Comune di Poviglio (in collaborazione con Anpi Poviglio e Istoreco), Fascismo, Antifascismo e Resistenza a Poviglio. Mappa storica, Nuova Futurgraf, Reggio Emilia 1996;
  • Comune di Poviglio (in collaborazione con Anpi Poviglio e Istoreco), Storia e memoria della Resistenza a Poviglio. Mostra storico-didattica, Stilgraf, Viadana (MN) 2005;
  • Glauco Bertani, Plinio Torelli. Il prezzo della libertà, Poviglio 2004;
  • Glauco Bertani, 60° della Liberazione. Ricordo dei caduti per la libertà. Poviglio 1945-2005, Poviglio 2005.

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