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Napoli (NA)

Capoluogo dell'omonima provincia e della regione Campania, la città di Napoli è situata in posizione pressoché centrale dell'omonimo golfo, tra il Vesuvio e l'area vulcanica dei Campi Flegrei. Per numero di abitanti è il terzo comune italiano dopo Roma e Milano, nonché cuore di una delle aree metropolitane più popolose d'Europa. Sede della più antica università statale d'Europa, la Federico II, e di una delle accademie militari più antiche del mondo, la Nunziatella, Napoli è per motivi storici, artistici, politici e ambientali uno dei principali centri di riferimento culturale d'Europa. Nel 1995 il centro storico della città, il più vasto d'Europa, è stato riconosciuto dall'UNESCO come patrimonio mondiale dell'umanità. Nel 1997 l'apparato vulcanico Somma-Vesuvio è stato eletto dalla stessa agenzia internazionale tra le riserve mondiali della biosfera. Città dalla storia millenaria che va dalla fondazione greca nel VIII secolo a.C. e attraversa numerose dominazioni (romana, bizantina, normanno-sveva, angioina, aragonese, borbonica), Napoli ha sempre vestito un ruolo da protagonista, anche negli eventi che hanno caratterizzato la prima metà del XX secolo. Colpita duramente anch'essa, come le altre città italiane, dalla crisi economica del primo dopoguerra, Napoli si riprese, in parte, durante il ventennio fascista. Il 24 ottobre 1922 si tenne in città una grande adunata di Camicie Nere, raduno che servì come prova generale per la Marcia su Roma. Il Duce investì molto su Napoli che proclamò città-porto dell'impero, anche se in realtà il porto partenopeo perse il suo ruolo militare dal momento che la flotta venne trasferita a Taranto. Il 5 maggio 1938 Hitler venne invitato in città per assistere ad una grande parata di armate nel golfo, come dimostrazione del potere militare e politico del regime fascista. Tuttavia, le realizzazioni fasciste e tutti gli interventi attuati nella zona collinare e costiera risultarono insufficienti per la risoluzione delle politiche generali della città, soprattutto a causa della mancanza di strutture economiche atte a fronteggiare una popolazione perennemente in crescita. Le condizioni della città si aggravarono con l'ingresso dell'Italia nella Seconda Guerra Mondiale. La posizione geografica di Napoli e la presenza di uno dei più grandi porti del Mediterraneo resero la città uno degli obiettivi principali dei bombardamenti, specialmente da parte alleata. Con circa 200 raid aerei (tra ricognizioni e bombardamenti) dal 1940 al 1944, di cui ben 181 soltanto nel 1943, Napoli fu la città italiana che subì il maggior numero di incursioni aeree, con un numero di morti stimato tra le 20.000 e le 25.000 persone, in gran parte tra la popolazione civile. Già duramente provata dai bombardamenti alleati, subito dopo l'Armistizio dell'8 settembre 1943, le truppe tedesche, comandate dal generale Scholl, occuparono la città allo scopo di impedire che il porto venisse conquistato dagli Alleati e usato come base per l'invasione dell'Europa. Gli ordini del generale prevedevano la distruzione degli impianti industriali e militari e la razzia di tutto ciò che fosse trasportabile nel Nord Italia. In brevissimo tempo le truppe tedesche distrussero la fabbrica siderurgica Ilva di Bagnoli, la Manifattura Tabacchi, il porto e le stazioni ferroviarie. Il 22 settembre la popolazione civile venne costretta a lavorare al servizio della demolizione della propria città e il giorno successivo fu imposto ai residenti delle case esistenti in un raggio di 300 metri dal mare di sgomberare in vista della distruzione degli edifici. Nonostante i bandi tedeschi che minacciavano di morte gli inadempienti, pochissimi napoletani obbedirono agli ordini del generale Scholl, che rispose con un durissimo rastrellamento di uomini validi. Il 26 settembre un gruppo di donne aggredì un autocarro carico di civili arrestati dalle truppe tedesche. Il giorno successivo il quartiere Vomero venne bloccato da un altro rastrellamento, e anche questa volta ci fu una violenta reazione popolare che causò la morte di un sottufficiale tedesco. La risposta delle truppe germaniche fu estremamente violenta, con la fucilazione di cinque civili e l'arresto di altri cinquanta. Quando la notizia si sparse in città, la rivolta divenne generale e spontanea, aiutata anche dalla voce che un convoglio navale anglo-americano stava per attaccare il porto. Gli scontri durarono fino al giorno 30, ed ebbero le caratteristiche di una vera e propria rivolta popolare, con l'intera cittadinanza, donne, uomini, ragazzi, impegnata ad aggredire i tedeschi con armi spesso improvvisate, come tegole e bottiglie incendiarie. Il tributo di sangue fu alto: morirono 152 persone e 162 rimasero ferite. I tedeschi, durante la ritirata, continuarono però a cannoneggiare la città distruggendo l'archivio storico napoletano custodito a San Paolo Belsito, in località Trombino, presso Nola. Il 1° ottobre avanguardie americane dell'esercito alleato poterono così entrare a Napoli e occupare il porto in una città ferita, ma in festa. Per i sacrifici della popolazione e per le attività nella lotta partigiana durante la rivolta detta delle "Quattro Giornate", Napoli è stata insignita della Medaglia d'Oro al Valor Militare con la seguente motivazione: "Con superbo slancio patriottico sapeva ritrovare, in mezzo al lutto e alle rovine, la forza per cacciare dal suolo partenopeo le soldatesche germaniche sfidandone la feroce disumana rappresaglia. Impegnata un'impari lotta col secolare nemico offriva alla Patria, nelle Quattro Giornate di fine settembre 1943, numerosi eletti figli. Col suo glorioso esempio additava a tutti gli italiani, la via verso la libertà, la giustizia, la salvezza della Patria". Napoli, 27-30 settembre 1943, data del conferimento: 10 settembre 1944.

Bibliografia e approfondimenti:

  • Enzo Collotti, Renato Sandri, Frediano Sessi (a cura di), Dizionario della Resistenza, 2 voll., G. Einaudi Editore, Torino 2001;
  • Vito Paticchia (a cura di), Percorsi della memoria. 1940-1945: la storia, i luoghi, con la collaborazione di Paolo Zurzolo, Clueb, Bologna 2005;
  • sito ufficiale del Comune di Napoli.

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