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Montespertoli (FI)

Fino all'Armistizio dell'8 settembre 1943 nulla sembrava predestinare la Toscana a un ruolo strategico importante. Lontana dai teatri di guerra, con larghissimi territori rurali a popolamento rado e disperso, e altri specializzati in un turismo marino o termale che le ostilità avevano bruscamente ridimensionato, essa si offriva piuttosto come luogo ideale per accogliere combattenti feriti e bisognosi di riposo, oppure civili sfollati dalle città bombardate. Il comune di Montespertoli, per esempio, era ritenuto una zona sufficientemente sicura e perciò, negli anni di guerra, vi si trasferirono un numero sempre maggiore di persone provenienti dalle vicine città che, in quanto attraversate da linee ferroviarie e strade di comunicazione, erano maggiormente soggette alle incursioni aeree. Nell'estate del 1944 si contavano a Montespertoli non meno di 11-12.000 sfollati: praticamente la popolazione del territorio era raddoppiata. Con l'entrata dell'Italia nel conflitto, inoltre, le campagne si erano ancor più impoverite dalla mobilitazione dei giovani contadini. Da Montespertoli partirono in molti per la guerra, sicuramente più di mille, e quelli che non tornarono furono 62. I primi caduti di questa lista furono Mario Zanelli di Lucignano e Alberto Parrini. Appartenenti al 19° Reggimento Artiglieria, il 28 giugno 1940 si imbarcarono a Brindisi sulla motonave "Paganini" diretti in Albania. A 30 miglia dal porto di Durazzo si sviluppò un incendio a bordo, forse provocato da un siluro di un sommergibile inglese, a cui seguì un'esplosione che causò la morte di 147 uomini, tra cui i due cittadini di Montespertoli. Altri caddero sul fronte greco-albanese e in Africa settentrionale, ma la maggior parte rimase vittima durante l'inverno 1942-1943 nella disastrosa campagna di Russia. Con la proclamazione dell'Armistizio la situazione dell'Italia cambiò radicalmente. L'occupazione della penisola da parte delle forze germaniche e la lenta avanzata delle truppe alleate rese chiaro fin da subito che la Toscana sarebbe diventata strategicamente importante a causa della presenza delle linee di comunicazione viarie e ferroviarie: basti pensare all'asse Roma-Arezzo-Firenze-Bologna e alla rete lungo tutta la costa tirrenica. E, così, i reparti tedeschi iniziarono ad arrivare, con la funzione di organizzare le retrovie: trasmissioni, rifornimenti e genieri. A Montespertoli si stabilì il comando del 593° Battaglione Rifornimenti (Stab/Kf.Abtlg.593), mentre nella Villa di Aliano si insediarono il comando della 2^ Compagnia dello stesso 593° Battaglione e quello della 192^ Compagnia Veterinaria (Vet. Kp. 192). Nei primi tempi i soldati si comportarono con più cautela, cercando di lasciare qualcosa o qualche animale al depredato di turno, poi invece, quando ormai il fronte alleato si stava avvicinando, si fecero sempre più arroganti e violenti: entravano nelle case ed asportavano di tutto, denaro, oggetti preziosi e perfino stoviglie e vestiti che inviavano alle proprie famiglie. Ma il peggio venne quando cominciarono a portar via anche gli uomini abili per farli lavorare nelle fabbriche belliche in Germania, dove la manodopera scarseggiava. La presenza tedesca sul territorio non impedì che anche in Toscana, come in altri parti dell'Italia centro-settentrionale, si formasse un solido movimento partigiano che fu estremamente articolato non solo fra provincia e provincia, ma anche fra vallata e vallata; non solo tra le formazioni diversamente affiliate o orientate, ma anche fra banda e banda delle stesse unità. E, sebbene la Resistenza toscana sia stata di più breve durata rispetto a quella operante al Nord, i combattenti riconosciuti furono più di 17.000 e i patrioti più di 12.000. Come in molti casi, anche a Montespertoli il pericolo dei giovani di essere reclutati a forza per l'esercito della RSI o di essere deportati in Germania per lavorare nelle fabbriche fece avvicinare molti uomini alle formazioni partigiane. Il reparto partigiano più consistente ed attivo sul territorio fu la terza compagnia della 3^ Brigata "C. Rosselli" agli ordini di Emilio Gallo, detto "Mario". Questo gruppo, formatosi a partire dal settembre 1943, si andò via via ingrossando, tanto che alla fine della guerra risulterà composto da 137 elementi, fra cui il parroco di Montagnana don Nazzareno Mariani. Ma un ruolo importante lo ebbero anche le famiglie contadine, che, distribuite su tutto il territorio, rappresentarono una rete logistica per i rifornimenti di armi e munizioni e per la diffusione di informazioni di carattere politico-militare; inoltre, questa rete di famiglie, in caso di bisogno, era un punto di riferimento per i partigiani combattenti. Durante i mesi di marzo e di aprile del 1944 furono eseguiti diversi sabotaggi alle linee telegrafiche e telefoniche tedesche in località Malmantile, Montelupo e San Pancrazio. Un'altra formazione partigiana si stabilì nel territorio comunale di Montespertoli, nella zona fra Fezzana e Le Mandrie, in collegamento con la 3^ Brigata "C. Rosselli": si trattava di disertori di un reparto di polizia ferroviaria di stanza a Firenze, che ai primi di maggio del 1944 erano fuggiti, appropriandosi anche di un consistente carico di armi. Nel corso dell'estate 1944 la provincia di Firenze si ritrovò tagliata in due dall'Arno e dal fronte sino ai primi di settembre: a sud alcuni comuni furono liberati tra fine luglio e inizio agosto, mentre a nord altri centri furono abbandonati definitivamente dai tedeschi solo un mese dopo. Per quanto riguarda Montespertoli, la 21^ Brigata Indiana proveniente da Lucardo aveva come obiettivo per la giornata del 26 luglio la liberazione del paese, agendo contemporaneamente con due battaglioni, il 3/15 Punjab e l'1/5 mahrattas. Tuttavia, le truppe alleate riuscirono ad entrare nel paese solo la mattina del 27 luglio, dopo lunghi combattimenti contro le forze tedesche che avviarono la ritirata soltanto durante la notte. Nel giro di poche ore il comune venne letteralmente invaso dalle truppe alleate, accolte dalla festa dei pochi abitanti che non erano sfollati. Ai primi di agosto la linea del fronte aveva lasciato definitivamente Montespertoli, ma ancora per un mese le campagne della zona videro un continuo avvicendarsi di reparti alleati che si alternavano in prima linea e che, avendo i comandi di divisione e di brigata proprio nel Comune di Montespertoli, si accampavano nelle vallate per trascorrervi brevi periodi di riposo; tutto questo mentre la popolazione civile, uscita definitivamente dai rifugi, cercava di riprendere possesso delle proprie abitazioni e cominciava a fare i conti con una difficile situazione. Per concludere la storia di Montespertoli durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale bisogna ricordare che anche qui, come nel resto della regione, i nazisti, spalleggiati dai repubblichini di Salò, condussero una spietata "guerra ai civili": azioni di rappresaglia e stragi che miravano a fare terra bruciata dietro alle truppe tedesche in ritirata, ad intimidire le popolazioni e a scalzare la Resistenza dalle proprie basi naturali. Il 29 luglio 1944 le SS naziste, che avevano in precedenza rastrellato due uomini, sospettandoli al servizio delle Forze Armate Anglo-americane, li uccisero per rappresaglia, dopo inenarrabili torture. Si trattava di Carlo Vignolini, di 28 anni, e Primo Vignolini, di 44 anni. Ma non furono gli unici. Tra il luglio e l'agosto del 1944 morirono anche altri abitanti di Montespertoli, ricordati oggi da un cippo posto nel maggio 1983 nella frazione di Montagnana. Infine, va ricordato un ruolo importante che svolse Montespertoli negli anni della guerra. Nel Castello di Montegufoni, ma anche a Montagnana, a Poppiano e a Oliveto, a partire dal novembre 1942, furono prese in consegna e custodite opere d'arte provenienti dagli Uffizi, dall'Accademia, dal Bargello, dalla Galleria Palatina, da San Marco e da Santa Maria Novella trasportate da Firenze per paura dei bombardamenti.

Bibliografia e approfondimenti:
  • Andrea Pestelli, Montespertoli '44. Il passaggio del fronte nei documenti d'archivio alleati e tedeschi e nei ricordi della gente del paese, con il patrocinio del Comune di Montespertoli, NTE Edizioni, Campi Bisenzio (FI) 2010;
  • Gianluca Fulvetti, Uccidere i civili. Le stragi nazifasciste in Toscana (1943-1945), Carocci Editore, Roma 2009;
  • Roberto Cavallini, Luigi Tassinari (a cura di), Giorni della nostra storia. Testimonianze sulla società toscana dalla Resistenza alla Liberazione, Mandragora, Firenze 2007;
  • Ugo Jona (a cura di), Le rappresaglie nazifasciste sulle popolazioni toscane, ANFIM, Firenze 1992.

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