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Meldola (FC)

Nell'immaginario nazionale durante il fascismo, Forlì e i territori circostanti erano considerati la provincia del Duce. Mussolini, infatti, era nato a Predappio, a circa 11 km dal comune di Meldola, e, proprio lungo la strada che da Meldola porta a Predappio, attraverso colline coperte di vigneti, adibì come sua residenza estiva la Rocca delle Caminate, costruita poco prima del Mille sui resti di una fortezza romana e restaurata fantasiosamente nel 1927, dopo i danni della storia e degli eventi naturali. Con la caduta del Fascismo e la firma dell'Armistizio, anche queste zone videro il rapido organizzarsi di formazioni partigiane e l'emergere di figure leggendarie della Resistenza. Al tempo stesso, per il ruolo che venne ad assumere nel dispositivo bellico della Linea Gotica, la provincia subì continui rastrellamenti e numerose rappresaglie. Fin dal novembre 1943 a Meldola operarono squadre di giovani che, dopo aver strappato tutti i manifesti tedeschi dai muri, affissero gli appelli della gioventù comunista rivolti ai loro coetanei invitandoli a impugnare le armi contro i nazifascisti. Ma nel comune, come in altre zone della provincia, aveva assunto una certa consistenza anche la Democrazia Cristiana che, animata da parroci antifascisti, era presente con un'attività prevalentemente concentrata nella diffusione della stampa e nella raccolta di fondi e aiuti vari che servivano al CLN per sostenere e sviluppare l'azione militare. Tutto questo contribuì senza dubbio alla formazione dell'8^ Brigata Garibaldi "Romagna". Fondata nel dicembre 1943 dall'unione di due gruppi di partigiani, il Gruppo "Salvatore" e il Gruppo "Libero", operò sull'Appennino forlivese per circa un anno, passando da 80 elementi a quasi duemila. Nel febbraio 1944 riuscì a costituire la prima Repubblica Partigiana d'Italia, il "dipartimento del Corniolo", e durante tutto l'inverno favorì la fuga di decine di prigionieri britannici rifugiatisi nella zona. Nell'aprile 1944 subì gravi perdite a causa di un rastrellamento ad opera della Fallschirm-Panzer-Division "Hermann Göring" assieme a reparti della RSI. Tra il 16 e il 25 agosto 1944 venne attuato un nuovo rastrellamento nella zona compresa tra le vallate del Savio, del Borello e del Bidente, con epicentro Pieve di Rivoschio, Civitella e Meldola. I partigiani riuscirono a sottrarsi all'accerchiamento e così i tedeschi, insieme alla SS italiane, attuarono uccisioni indiscriminate: radunarono 185 uomini rastrellati presso la Fornace di Meldola e ne uccisero 18 il 21 agosto, dopo averli costretti a scavarsi la fossa. Il 23 agosto altre 6 persone furono fucilate dai fascisti a Civitella. Altri episodi di violenza coinvolsero partigiani e civili fino alla fine di settembre, quando a Sarsina vennero uccise 16 persone e bruciate una cinquantina di case (28 settembre). Nel frattempo, però, stava iniziando l'offensiva alleata che, nel corso del mese di ottobre, portò alla liberazione di varie località della montagna e, il 9 novembre 1944, di Forlì. Con la liberazione della città, si concluse anche l'esperienza dell'8^ Brigata Garibaldi "Romagna" il cui scioglimento fu disposto dal comando alleato. Ma alla città di Meldola è legata soprattutto la figura di Antonio Carini. Noto col nome di battaglia di "Orsi", Carini fu antifascista e partigiano, designato dal Comando Garibaldino ad occuparsi dell'organizzazione delle formazioni partigiane (con il ruolo di ispettore) ed inviato nel gennaio 1944 in Romagna con lo scopo di coordinare la Resistenza nelle province di Ravenna e Forlì. Il 9 marzo 1944 venne catturato da militi della Repubblica Sociale Italiana, nei pressi di Teodorano di Meldola, e di lì tradotto alla Rocca della Caminate, ora sede di un comando repubblichino. Dopo averlo sottoposto ad atroci torture per carpire informazioni, i fascisti, inferociti dal suo silenzio, lo legarono, ancora vivo, ad un'auto e lo trascinarono sino al Ponte dei Veneziani di Meldola dove venne finito a pugnalate e sfigurato a colpi di pietra, per poi essere gettato nel fiume Bidente. A Carini è stata conferita la Medaglia d'Argento al Valor Militare alla memoria e a Meldola c'è una lapide che lo ricorda.Bibliografia e approfondimenti:

  • Sergio Flamini, Luciano Marzocchi, Resistenza in Romagna. Antifascismo, partigiani e popolo in provincia di Forlì, Edizioni La Pietra, Milano 1969;
  • Claudio Silingardi, Alle spalle della Linea Gotica. Storie, luoghi, musei di guerra e Resistenza in Emilia Romagna, Edizioni Artestampa, Modena 2009;
  • Vladimiro Flamigni, Massimo Lodovici, Mario Proli (a cura di), Luoghi e memorie: guida per riconoscere segni e testimonianze della Resistenza e della lotta di Liberazione nel forlivese e nel cesenate, Forlì, Comuni di Forlì e Cesena e Provincia di Forlì-Cesena, 2007;
  • Emilia Romagna. Itinerari nei luoghi della memoria 1943-1945, Touring Club Italiano, Milano 2005;
  • Emilia Romagna. Arte e storia sulla via Emilia, l'Appennino e il Delta del Po, la Romagna, il mare e la collina, Touring Club Italiano, Milano 2010;
  • per ulteriori approfondimenti sulla figura e la vita di Antonio Carini si rimanda alla pagina a lui dedicata nel sito dell'ANPI.

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