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Luino (VA)

Comune lombardo in provincia di Varese, Luino sorge sulle rive del Lago Maggiore, in prossimità del confine con la Svizzera, e dista circa 23 km dal capoluogo provinciale. Citato da Hemingway nel suo famoso romanzo Addio alle armi, Luino è anche sede di uno storico e folkloristico mercato che si ripete da secoli ogni mercoledì e che richiama molti turisti da paesi vicini e lontani. Durante la Seconda Guerra Mondiale la provincia di Varese ricoprì un ruolo di particolare rilevanza per la presenza nel proprio territorio di numerosi insediamenti industriali, tra i quali le più importanti fabbriche aeronautiche, e per l'immediata vicinanza della frontiera svizzera. Dopo l'8 settembre 1943 il luinese fu zona di intenso afflusso di militari sbandati ed ebrei che tentavano l'espatrio clandestino. Furono a migliaia gli antifascisti, partigiani, ex prigionieri alleati, disertori fascisti, intere famiglie di religione ebraica e, in tre occasioni, più di quaranta ragazzi ebrei provenienti da Villa Emma di Nonantola (Modena) che, aiutati da "passatori", attraversarono clandestinamente il confine svizzero a Maccagno, a Dumenza, a Cremenaga e a Ponte Tresa. Tra coloro che si distinsero in quest'opera pericolosa vanno ricordati: il parroco di Voldomino, don Piero Folli; la famiglia Baggiolini-Garibaldi; l'organizzazione cattolica OSCAR; Pio Alessandrini; l'ingegnere Giuseppe Bacciagaluppi del Partito d'Azione; l'impiegato comunale cattolico-liberale Luigi Rossanigo; il fabbro comunista Secondo Sassi; Carletto Schgaguler di Luino; Angelo Provini di Cremenaga e i passatori voldominesi. Purtroppo anche in questo settore ci furono casi di delazione, di tradimento e di sciacallaggio. A Luino, a Germignaga, a Cremenaga, falsi antifascisti denunciarono ai tedeschi diversi ebrei, ricevendo un compenso in denaro; mentre altri contrabbandieri, dopo aver pattuito e ricevuto i soldi per portare in salvo in Svizzera intere famiglie di ebrei, le derubarono delle loro valigie e le consegnarono ai nazisti ricevendo, pure da loro, un compenso in denaro. La lotta partigiana, benché ancora in forme embrionali, si manifestò attivamente fin dagli inizi dell'autunno 1943, quando già tra ottobre e novembre si verificarono uccisioni di militi fascisti, azioni di sabotaggio a cabine di trasformazione elettrica, e di recupero viveri, armi e munizioni per le prime bande sui monti. Una consistente formazione prese quartiere sul Monte San Martino fino al 15 novembre 1943 quando, attaccata da ingenti forze nazifasciste, venne smembrata dopo aspri combattimenti. Nella zona di Luino operò la Formazione "Lazzarini", composta da una trentina di elementi, per lo più soldati sbandati, renitenti alla leva, antifascisti locali. Comandata dal "capitano" Giacinto Domenico Lazzarini, la banda prese contatti prima con le organizzazioni clandestine cattoliche, poi con il CLN di Varese. Nell'estate del 1944 fu protagonista di alcune azioni partigiane; ma la notte del 7 ottobre, in seguito ad indagini fasciste e a gravi delazioni, venne quasi al completo sorpresa nel sonno alla Gera di Voldomino da un centinaio di nazifascisti provenienti da Varese. Dodici partigiani furono trucidati. Preceduta da forti scioperi operai a Luino e nei dintorni, la Liberazione arrivò il 25 aprile 1945. Le formazioni partigiane occuparono la città e, dopo rapide trattative, il presidio tedesco abbandonò Luino per la Svizzera, mentre anche i fascisti si diedero alla fuga. I partigiani occuparono tutte le istituzioni civili e si piazzarono anche nei pressi della diga di Creva, perché minacciata di attentati. Su ordine del CLN locale, vennero anche arrestati e fucilati decine di fascisti.

Bibliografia e approfondimenti:

  • Enzo Collotti, Renato Sandri, Frediano Sessi (a cura di), Dizionario della Resistenza, 2 voll., G. Einaudi Editore, Torino 2001;
  • sito istituzionale del Comune di Luino;
  • sito della Sezione ANPI di Luino.

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