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Lubiana (SLOVENIA)

Capitale della Slovenia fin dall'indipendenza (1991), Lubiana si trova al centro del paese, in prossimità della confluenza dei fiumi Ljubljanica e Sava, ai piedi di una collina. La sua posizione geografica centrale tra Austria, Ungheria, nord-est dell'Italia e Croazia ha fortemente influenzato la storia della città che si pone oggi come un punto di incrocio della cultura tedesca, slava e latina. Lubiana è considerata il cuore culturale, scientifico, economico, politico e amministrativo della Slovenia e la presenza di collegamenti viari, la concentrazione di industrie e istituti di ricerca scientifica contribuiscono alla sua situazione economica. Durante la Seconda Guerra Mondiale, nell'aprile 1941, le truppe dell'Asse attaccarono il Regno di Jugoslavia. L'Operazione Castigo, ovvero il piano della Wehrmacht per l'occupazione della Jugoslavia, ebbe inizio il 6 aprile e coinvolse anche le truppe italiane fino a quel momento poste sul territorio in posizione difensiva. Le operazioni belliche si svolsero tra il 6 e il 18 aprile. La 2^ Armata italiana, comandata dal Generale Vittorio Ambrosio, partì dalla Venezia Giulia in direzione di Lubiana, che fu occupata l'11 aprile. Le altre forze dell'Esercito Regio schierate in Albania, invece, risalirono verso Ragusa e la costa dalmata. Al termine della Campagna di Jugoslavia, si decise poi la spartizione delle zone occupate tra Italia, Germania e Regno d'Ungheria. Istituita il 3 maggio 1941, Lubiana e il territorio circostante (Bassa Carniola) divennero una provincia italiana della regione Venezia Giulia. Fin da subito le truppe del Regio Esercito stanziate in Slovenia furono impegnate in una dura lotta contro le formazioni partigiane e, dall'estate del 1941, le autorità italiane inviarono anche ulteriori reparti dell'esercito da utilizzare per il controllo del territorio e nelle azioni di controguerriglia. Per colpire la resistenza jugoslava vennero messe in atto deportazioni di intere zone popolate da civili in contatto o in grado di parentela con i partigiani. La stessa politica venne perseguita anche nell'adiacente provincia di Fiume. Tra i vari provvedimenti presi dal governo italiano nel corso degli anni 1941-1942 ci fu la recinzione della città di Lubiana. A seguito di atti terroristici contro civili italiani, le autorità militari infatti cinsero di filo spinato e reticolati l'intero perimetro di Lubiana, disponendo un ferreo controllo su tutte le entrate e le uscite della città. Sul finire del 1942 ci furono tentativi di conciliazione da parte delle autorità italiane, sostenuti da collaborazionisti sloveni. Del resto, già nell'estate 1942 erano state annullate, su ordine diretto di Mussolini, le misure di forzata italianizzazione della provincia. Tuttavia, nel 1943 la lotta partigiana riprese le azioni di guerriglia. Con l'Armistizio italiano dell'8 settembre 1943 la provincia di Lubiana fu occupata dai tedeschi e successivamente trasferita alla neo-costituita Repubblica Sociale Italiana. Inclusa nella Zona d'Operazione del Litorale Adriatico (Adriatisches Kustenland), essa fu di fatto sotto il diretto controllo militare germanico. In seguito alla sconfitta dell'Asse, nel maggio 1945, le truppe tedesche e le milizie nazionaliste slovene si arresero all'armata comunista di Tito e Lubiana e la sua provincia passarono nella Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. Nel 1991 la Repubblica Slovena ha ottenuto l'indipendenza e nel 2004 ha aderito all'Unione Europea.

Bibliografia e approfondimenti:
  • Tone Ferenc, La provincia "italiana" di Lubiana, Istituto friulano per la storia del movimento di Liberazione, Udine 1994;
  • Giorgio Rochat, Le guerre italiane 1935-1943 Dall'Impero d'Etiopia alla disfatta, G. Einaudi Editore, Torino 2005;
  • Davide Conti, L'occupazione italiana dei Balcani. Crimini di guerra e mito della "brava gente" (1940-1943), Odradek, Roma 2008;
  • E. Aga Rossi, M.T. Giusti, Una guerra a parte. I militari italiani nei Balcani 1940-1945, Il Mulino, Bologna 2011.

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