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Gomel (BIELORUSSIA)

Capoluogo dell'omonimo distretto, Gomel (o Homel') è la seconda città più popolosa della Bielorussia, situata nella parte sud-orientale del paese, nei pressi del confine ucraino e della dismessa centrale nucleare di Cernobyl. Sorge sulla riva destra del fiume Soz, affluente navigabile del Dnepr, e si trova all'incrocio di importanti vie di comunicazione ferroviarie e fluviali che le permettono di esercitare un commercio molto attivo e di ospitare notevoli industrie (meccaniche, elettrotecniche, chimiche, tessili, alimentari e calzaturiere). Durante la Seconda Guerra Mondiale, la posizione geografica di Gomel, in relazione agli obiettivi strategici dei belligeranti, diede a questa località un'importanza di prim'ordine, importanza accresciuta anche dal fatto che essa costituiva uno dei principali capisaldi della Linea Stalin, che in quel tratto seguiva la riva sinistra del fiume Dnepr. Nel corso dell'Operazione Barbarossa (invasione tedesca della Russia), il gruppo delle Armate tedesche Von Boch, operante nel settore centrale, ebbe come obiettivo principale la rottura della linea fortificata e il conseguente forzamento del fiume. Gomel divenne quindi il centro di una grande battaglia e cadde nelle mani dei tedeschi il 22 luglio 1941; il fiume Dnepr fu passato nelle immediate vicinanze nei primi giorni di agosto e i tedeschi vi costituirono un'ampia testa di ponte dalla quale mossero per l'offensiva di settembre. Gomel restò sotto il controllo delle forze dell'Asse, che ne fecero una grande base, fino alla controffensiva generale sovietica del 1943 e il 26 novembre di quell'anno fu riconquistata dai russi, dopo una battaglia durata più di un mese e che proprio in quel settore assunse violenza eccezionale. Ma Gomel era anche il centro di una grande comunità israelitica che nel XIX secolo rappresentava oltre il 50% dell'intera popolazione cittadina: alla guida della comunità c'era il rabbino Avraham Elyashiv e la città contava 24 sinagoghe. Alla vigilia del conflitto gli ebrei presenti sul territorio erano circa 50.000: alcuni di loro riuscirono a fuggire nei primi mesi di guerra, ma quelli che rimasero vennero rinchiusi nei ghetti e poi uccisi nei campi di sterminio nazisti.

Bibliografia e approfondimenti:

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