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Firenze (FI)

Comune italiano capoluogo dell'omonima provincia e della regione Toscana, Firenze si trova al centro di un'ampia conca ad anfiteatro all'estremità sud-orientale della piana di Firenze-Prato-Pistoia, circondata su tre lati dalle colline di Cercina (a nord), dalle colline di Fiesole (a nord-est), di Settignano (a est), e di Arcetri, Poggio Imperiale e Bellosguardo (a sud). La piana dove sorge la città è attraversata dall'Arno e da corsi d'acqua minori come il Mugnone, il Terzolle e il fiume Greve. Importante centro universitario e Patrimonio Mondiale dell'UNESCO, Firenze è considerata il luogo d'origine del Rinascimento ed è universalmente riconosciuta come una delle culle dell'arte e dell'architettura, nonché rinomata come una delle più belle città del mondo, grazie ai suoi numerosi monumenti e musei - tra cui il Duomo, Santa Croce, gli Uffizi, Ponte Vecchio, Piazza della Signoria e Palazzo Pitti. Durante la Seconda Guerra Mondiale, a seguito dell'Armistizio italiano dell'8 settembre 1943, la città di Firenze non solo fu occupata dai tedeschi per un anno (1943-1944), ma, come molte città italiane, assistette alla creazione di alcuni reparti speciali di polizia della neo-costituita Repubblica Sociale Italiana. A Firenze, infatti, il 17 settembre 1943, venne ricostituita la 92^ Legione della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e al fascista Mario Carità fu affidato il comando di una unità autonoma, l'Ufficio Politico Investigativo. Ben presto questa unità, ribattezzata Reparto Servizi Speciali (RSS) e formata da fascisti fanatici e criminali comuni, si configurò come un'unità di polizia politica altamente specializzata, incaricata di infiltrare spie fra le fila della Resistenza, di individuare e arrestare partigiani e antifascisti, di condurre le indagini e gli interrogatori. L'unità cambiò a Firenze diverse sedi: alloggiata dapprima in una villetta sequestrata ad una famiglia ebraica in via Varchi, si spostò poi presso la Villa Malatesta, per stabilirsi infine in un palazzo di via Bolognese che prese il nome di Villa Triste per le efferatezze che venivano praticate sugli arrestati. In quest'ultima sede, infatti, condivisa con il servizio segreto tedesco, la Banda Carità ebbe a disposizione numerose celle di detenzione e camere per la tortura dei prigionieri, compito, quest'ultimo, di quasi esclusiva gestione da parte degli italiani. Nei primi mesi del 1944, grazie ad una spia, gli uomini di Carità arrestarono i membri del primo Comitato Toscano di Liberazione Nazionale (CTLN) e nel giugno dello stesso anno torturarono brutalmente ed eliminarono gli antifascisti di Radio Cora. Nel luglio 1944, mentre in città si preparava l'insurrezione di agosto, per evitare la resa dei conti con le forze antifasciste, Mario Carità abbandonò Firenze per Padova dove proseguì la sua collaborazione con i tedeschi. Liberata Roma ai primi di giugno del 1944, infatti, e con l'avanzata del fronte alleato verso il nord, il Comitato Toscano di Liberazione Nazionale iniziò ad organizzarsi nella prospettiva della prossima liberazione della città: il comando militare unico predispose un piano militare per l'insurrezione, prevedendo la partecipazione di forze partigiane della provincia che sarebbero state appositamente fatte convergere attorno al capoluogo. Fuggite altrove le autorità repubblichine, la città rimase in mano ai tedeschi che, al fine di scongiurare un'insurrezione armata, avevano prospettato la possibilità di dichiarare Firenze "città aperta". In realtà, la situazione precipitò rapidamente: il 29 luglio i tedeschi emanarono l'ordine di sgomberare i lungarni con l'obbligo di evacuazione per oltre centomila persone; il 3 agosto dichiararono lo stato di emergenza con il divieto di uscire dalle case; nella notte fra il 3 e il 4 agosto fecero saltare tutti i ponti sull'Arno ad esclusione del Ponte Vecchio. Il CTLN proclamò la mobilitazione generale mentre in città iniziarono i primi combattimenti tra partigiani e tedeschi schierati sulla riva destra del fiume. L'11 agosto, i rintocchi della Martinella, la storica campana di Palazzo Vecchio, diede il segnale dell'insurrezione generale. Mentre i tedeschi arretravano sui viali di circonvallazione, il CTLN si insediò nel palazzo della Prefettura nominando le più alte cariche cittadine e i consigli comunali e provinciali e assumendo i pieni poteri. Entrati nella città di fatto liberata, gli Alleati dovettero accettare che tutte le cariche fossero ricoperte da elementi designati dall'organismo unitario della Resistenza, a partire dal sindaco, il socialista Gaetano Pieraccini. Solo il 16 agosto il CTLN  rimise i propri poteri nelle mani degli ufficiali del Governo Militare Alleato. La decisione alleata di permettere alla resistenza toscana di contribuire in maniera determinante alla liberazione della città fu dovuta a due fattori: il rifiuto al disarmo opposto dal CTLN e il costo troppo elevato che avrebbe comportato un confronto diretto con i tedeschi sul piano militare. I partigiani, dunque, liberarono la città pagando un alto tributo di sangue, ma in questo modo riscattarono il movimento per la mancata partecipazione alla liberazione di Roma. A conclusione va anche ricordato che durante il periodo di occupazione tedesca e lotta partigiana, un'attenzione particolare fu rivolta alla salvaguardia dell'enorme patrimonio artistico della città dalle requisizioni e dalle razzie tedesche: se ne occupò Roberto Siviero insieme a numerosi funzionari delle soprintendenze statali. Per i sacrifici della sua popolazione e per la sua attività nella lotta partigiana, Firenze è stata insignita nel 1945 della Medaglia d'Oro al Valor Militare con la seguente motivazione: "Generosamente e tenacemente, nelle operazioni militari che ne assicurarono la liberazione, prodigò se stessa in ogni forma. Resistendo impavida al prolungato, rabbioso bombardamento germanico, mutilata nelle persone e nelle insigni opere d'arte; combattendo valorosa l'insidia dei franchi tiratori e dei soldati germanici; contribuendo con ogni forza alla resistenza e all'insurrezione: nel centro, sulle rive dell'Arno e del Mugnone, a Careggi, a Cercina e dovunque, donava il sangue dei suoi figli copiosamente perché un libero popolo potesse nuovamente esprimere se stesso in una libera nazione. Firenze, 11 agosto - 1° settembre 1944".

Bibliografia e approfondimenti:

  • Giovanni Frullini, Firenze 1943-1944. I luoghi della tragedia e del riscatto della città, Comune di Firenze 1982;
  • Enzo Collotti, Renato Sandri, Frediano Sessi (a cura di), Dizionario della Resistenza, 2 voll., G. Einaudi Editore, Torino 2001;
  • Vito Paticchia (a cura di), Percorsi della memoria. 1940-1945: la storia, i luoghi, con la collaborazione di Paolo Zurzolo, Clueb, Bologna 2005;
  • sito ufficiale del Comune di FIrenze;
  • portale ufficiale del Turismo della Provincia e del Comune di Firenze.

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