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Cinisello Balsamo (MI)

Per ricostruire il cammino della comunità di Cinisello Balsamo nel corso della prima metà del Novecento bisogna partire da due Comuni distinti, Cinisello e Balsamo appunto, che fino al 1928 avevano ciascuno la propria amministrazione. Con le elezioni locali del 21 gennaio 1923 i fascisti, dopo aver invitato le giunte comunali di entrambi i paesi a rassegnare le dimissioni, si posero alla guida delle amministrazioni locali di Cinisello e di Balsamo, e negli anni successivi operarono per allargare le basi del loro consenso servendosi soprattutto di organizzazioni quali l'Opera Nazionale Balilla, l'Ente Nazionale della Cooperazione e l'Opera Nazionale Dopolavoro. L'avvento del Fascismo si fece sentire in maniera forte in queste zone: per ben due volte, infatti, il 19 giugno 1923 e il 5 ottobre 1924, Benito Mussolini fece visita al campo d'aviazione "Giampiero Clerici", allora di Cinisello, ricevendo in occasione della seconda visita, la cittadinanza onoraria da entrambi i Comuni. Le due amministrazioni furono definitivamente unificate con regio decreto nel 1928 e venne nominato commissario prefettizio il conte Ferdinando Lalli a cui succedette il podestà Alberto Monti (dal 1926 i Consigli comunali elettivi, con a capo il sindaco nominato dagli stessi Consigli, erano stati sciolti e i sindaci sostituiti dai podestà, nominati direttamente dal re). Nonostante l’avvento del Regime, la forte componente antifascista trovò nei circoli e nelle associazioni una possibilità di sfogo e di aggregazione: nacquero i primi focolai di opposizione intorno alle Cooperative "Aurora", "La Previdente" e al negozio del ciabattino Luigi Pacchetti. Si organizzò anche un'opposizione di matrice cattolica presso l'oratorio "Pio XI" di Balsamo e la Parrocchia "Sant'Ambrogio ad nemus" di Cinisello. La reazione delle Camicie Nere non si fece attendere. Dopo la promulgazione delle cosiddette leggi fascistissime, adottate tra il 1925 e il 1926, ci fu una recrudescenza della violenza fascista: le sedi delle Cooperative "La Previdente" di Cinisello e "Aurora" di Balsamo furono ripetutamente devastate dalla violenza squadrista ed ebbero inizio i pestaggi e gli arresti di cittadini considerati sovversivi. Già con la fine degli anni Trenta Cinisello Balsamo cominciò a percepire l'avvicinarsi imminente del conflitto bellico; con l’entrata in guerra dell’Italia iniziò il razionamento di zucchero e caffè e le requisizioni di rame e ferro. Furono organizzate anche le prime esercitazioni di protezione antiaerea. Assolutamente impreparato ad affrontare questa situazione di estremo pericolo, il Comune si ritrovò direttamente coinvolto nella guerra data la sua vicinanza sia a Milano che alle fabbriche belliche di Sesto San Giovanni, obiettivi dei bombardamenti aerei. L'unica misura preventiva immediatamente adottata fu quella dell'oscuramento totale e, nei mesi successivi, alcune cantine di abitazioni private e i sotterranei delle scuole vennero adibiti a rifugi antiaerei. I rifornimenti di derrate alimentari e di combustibile divennero sempre più difficili e la popolazione viveva in una condizione di estrema indigenza. Dall'inizio del settembre 1944 all'aprile 1945 si verificarono cinque incursioni aeree sulla città con mitragliamenti che causarono la morte di due persone e il ferimento di alcuni altri cittadini. Sette cinisellesi persero la vita in seguito ai bombardamenti aerei sugli stabilimenti della Breda e della Pirelli nell'ottobre 1944 e nel gennaio 1945, e cinque morirono a seguito di mitragliamenti o bombardamenti in località diverse. Ben più consistente fu il numero dei militari impegnati al fronte che morirono: 93 furono le vittime tra dispersi e caduti. Davanti alle dure realtà della guerra crollarono tutte le illusioni alimentate da vent'anni di propaganda fascista e i giovani, che prima avevano vestito da Balilla, scoprirono valori nuovi scegliendo ora la strada che porterà alla Liberazione. Fino all'estate del 1944 a Cinisello Balsamo la Resistenza era stata impegnata su due fronti: alcuni presero la strada della montagna e si unirono alle Brigate Garibaldi che operavano in Valsassina, nel Comasco, nell’Ossola e in Valsesia (55^ "Rosselli", 52^ "Clerici", Valgrande Martire, ecc.) e al Gruppo Militare "Cinque Giornate Monte San Martino" nel Varesotto; mentre la maggior parte della cittadinanza offrì un supporto economico, alimentare e di reclutamento. Tra il 1943 e il 1944 nacque a Cinisello Balsamo il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN): le sue funzioni erano quelle di coordinamento degli aiuti ed assistenza ai partigiani, diffondere la stampa clandestina, procurare carte d'identità e tessere annonarie false. La lotta fu altresì sostenuta dal gruppo di don Battista Testa, il quale, essendo in possesso di un apparecchio ricetrasmittente, teneva i contatti con agenti alleati. Nel settembre 1944 nacque a Cinisello Balsamo il distaccamento della 119^ Brigata Garibaldi SAP "Quintino Di Vona", il cui comandante era Alfredo Cortiana, nome di battaglia "Enzo". Questa Squadra d'Azione Patriottica fu impegnata nella distribuzione di manifestini ed in piccole azioni militari come i disarmi, gli attacchi ai posti di blocco, i sabotaggi delle linee telefoniche dei comandi germanici di stanza a Cinisello Balsamo. L'insurrezione vera e propria scoppiò nelle prime ore del pomeriggio del 25 aprile 1945: i sappisti riuniti nella trattoria Beccalli e il gruppo di don Battista Testa e dell'Oratorio di via Cavour diedero vita a una serie di scontri armati con i militari fascisti, riuscirono ad occupare il Palazzo comunale e vi insediarono il CLN che assunse pieni poteri, mentre il Distaccamento della 119^ Brigata prese possesso dei locali della scuola Elementare "Luigi Cadorna". Oltre ai 93 militari caduti, ai civili morti per i bombardamenti, la guerra portò altri lutti: 11 furono i partigiani uccisi e 20 i deportati, su un totale di 51, che non fecero ritorno dal Lager (due dei quali morirono poco dopo). Alla fine delle ostilità Cinisello Balsamo si ritrovò di fronte a gravi difficoltà, soprattutto di ordine economico, che rallentarono la ripresa: si viveva in uno stato di miseria tale che era addirittura problematico finanziare sovvenzioni per i reduci dai campi di concentramento o dalla prigionia. Quasi tutta l'industria del Nord di Milano era in ginocchio; indicativo di questa situazione fu lo sciopero del 5 luglio 1945: 1.000 lavoratori di Cinisello Balsamo scesero in piazza a protestare contro la fame e la povertà. Le cooperative, controllate durante il regime fascista, ripresero dopo la Liberazione la loro autonomia. Furono incaricate dall'Amministrazione comunale di assicurare l'approvvigionamento e la distribuzione dei generi di prima necessità, intervento che ne confermò il ruolo essenziale per la realtà locale. Nel frattempo iniziarono anche i primi dissapori tra quelle forze politiche che durante la lotta di Liberazione erano state alleate, con accuse reciproche che portarono a dispute accese che però con il tempo si ricomposero a favore di una collaborazione ai fini della crescita democratica della città. I cinisellesi si impegnarono sul piano della produttività conoscendo uno sviluppo economico e demografico senza eguali.Bibliografia e approfondimenti:

  • Attraverso. Dittatura, Guerra, Resistenza e Pace. Documenti, testimonianze, immagini per la storia di Cinisello Balsamo 1940-1946, a cura di Gabriella Guerci, Comune di Cinisello Balsamo - Centro di Documentazione Storica, Quaderni d'Archivio, Anno 1 – Numero 2 – Aprile 1995;
  • Ezio Meroni, Antifascismo e Resistenza a Cinisello Balsamo, a cura della Compagnia di Prosa "Ambrosiana"- Cinisello Balsamo, 1990;
  • Quaderno di studi. Culture politiche dell'Antifascismo, a cura di Maria Grazia Meriggi, Comune di Cinisello Balsamo - Centro di Documentazione Storica, 2007.

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