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Castellarano (RE)

Castellarano, insieme a Scandiano, Viano, Casalgrande, Rubiera e ad alcune frazioni dei Comuni di Reggio Emilia e di Modena, costituì nel corso della Resistenza la cosiddetta V Zona, secondo la suddivisione territoriale decisa dal CLN provinciale. Il movimento resistenziale di Castellarano ebbe inizio nell'autunno del 1943 per l'interessamento di pochi antifascisti che erano collegati con il movimento comunista di Cerredolo, di cui seguivano le indicazioni. Non minore fu l'influenza delle squadre sassolesi che spesso operavano nel comune sia per prelevamenti che per azioni di sabotaggio. Castellarano, quindi, non ebbe un movimento resistenziale autonomo, che traesse origine da iniziative locali e da dirigenti locali, e anche il mondo cattolico locale fu poco sensibile al problema, tant'è vero che verso l'estate del 1944 l'influsso delle formazioni partigiane sassolesi operanti nei comuni di Prignano e di Toano era talmente forte che praticamente i resistenti locali erano da considerarsi una frazione di queste. Sebbene i partigiani avessero il loro posto di blocco solo a Roteglia e il centro del loro comando fosse a Cerredolo, le forze di polizia della GNR e le truppe tedesche consideravano il territorio di Castellarano infestato da bande partigiane e, quindi, pericoloso. Per questo motivo la GNR lasciò il comune nel giugno del 1944, così come avevano già fatto in gennaio i tedeschi, i quali vi ritorneranno solo nel luglio successivo per un tempo limitato e con compiti particolari. Durante tutto il 1944 Castellarano fu sconvolto dal susseguirsi di azioni di rastrellamento ad opera dei nazifascisti. Il primo avvenne in data 1° luglio a seguito di un attacco avvenuto alcuni giorni prima a una pattuglia di militari tedeschi che si erano introdotti in una casa colonica e che, fatti prigionieri, furono poi passati per le armi. Con un plotone di 50 uomini, i soldati della Wehrmacht entrarono a Castellarano cercando uomini, specialmente partigiani: furono fermati 15 civili validi, altri due caddero uccisi mentre si allontanavano tra i campi, due case del borgo e quattro in campagna furono incendiate. Il 20 dello stesso mese, dopo un altro attacco e relativo scontro tra partigiani e tedeschi, le truppe della Wehrmacht di Sassuolo circondarono il paese all'alba: era l'inizio di un nuovo rastrellamento che questa volta coinvolse uomini, donne, vecchi e bambini. Riuniti tutti gli abitanti nella piazza del Municipio, vennero suddivisi gli uomini validi e avviati sotto scorta a Sassuolo: erano 107 compresi 3 sacerdoti. Nel frattempo venne appiccato il fuoco alle case del vecchio borgo e alla Rocca. Alla fine della giornata risultarono 70 le case distrutte e 92 le famiglie rimaste senza tetto, senza masserizie, senza indumenti e viveri. Dei catturati, una parte fu rilasciata il giorno dopo; ma oltre una cinquantina di civili fu avviata alla prigionia: una parte a Livorno, al fronte, per il ripristino della viabilità ferroviaria e stradale danneggiata dai combattimenti, l'altra parte fu deportata nei campi di concentramento in Germania. Ma i rastrellamenti non terminarono. Un terzo ebbe luogo verso la fine di ottobre: circa 300 uomini validi vennero presi e tenuti nei sotterranei del palazzo comunale, per poi essere tutti rilasciati solo grazie all'intervento del commissario prefettizio. Quarto e ultimo rastrellamento si ebbe alla fine del febbraio 1945: furono rilasciati tutti il giorno dopo, ad eccezione di uno che fu avviato a Trento in prigionia, perché già sospetto partigiano. Castellarano sarà definitivamente liberata il 23 aprile 1945: il Comando del settore unitamente al CLN prese possesso del municipio. Intanto erano scesi anche i partigiani castelleranesi che erano incorporati nelle formazioni modenesi. Tra questi e i sappisti locali vi fu qualche dissapore, anche perché i partigiani provenienti dalla montagna si ritenevano unici depositari della resistenza locale. In contrasto col CLN essi imposero la scelta del sindaco nella persona di Domenico Braglia del Partito Comunista. Il Comitato aveva invece designato il geom. Afro Benevelli. La giunta comunque risultò così composta: Domenico Braglia, sindaco; Afro Benevelli, DC, e Viappiani, PSI, prosindaci. L'Amministrazione si ritrovò ad affrontare enormi problemi: molte case erano state distrutte, gli uomini che rientravano in paese trovavano le loro famiglie disperse qua e là. La zona inoltre era molto povera, terreno non eccessivamente fertile, nessuna industria e molto bracciantato disoccupato. Lentamente, però, Castellarano si avviò alla ripresa e anche la Rocca del paese, distrutta durante il rastrellamento del luglio 1944, fu ricostruita nel 1974.Bibliografia e approfondimenti:

  • Guerrino Franzini, Storia della Resistenza reggiana, ANPI, Reggio Emilia 1982;
  • Guerrino Franzini, Cronologia dei fatti militari e politici più importanti o significativi della guerra di Liberazione nel Reggiano, Istituto per la storia della Resistenza e della Guerra di Liberazione, Reggio Emilia 1978;
  • Sereno Folloni, Una zona. Una Resistenza. Storia della Resistenza nella V Zona (Reggio Emilia), Tecnograf, Reggio Emilia 1985;
  • Bruno Lorenzelli, Federico Franzoni, Anna Lucenti, La Resistenza nella V Zona, Scandiano 1974.

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