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Casalgrande (RE)

Durante il periodo della Resistenza italiana, il Comitato di Liberazione Nazionale di Reggio Emilia aveva diviso il territorio provinciale in zone. I comuni di Scandiano, Viano, Casalgrande, Castellarano, Rubiera, insieme alle frazioni Villa Ospizio, San Maurizio, Bagno, Masone e Castellazzo del Comune di Reggio e Marzaglia del Modenese, formavano la V Zona, che era grosso modo tra la strada delle Radici nel tratto Casalgrande-Castellarano, Baiso-Carpineti a sud, via Emilia a nord, e a poca distanza dalla SS 63 per il Cerreto. Questo territorio era anche attraversato dalla strada e dalla ferrovia Sassuolo-Reggio Emilia. Per la sua viabilità, la zona si prestava efficacemente agli spostamenti di truppa e materiali evitando la via Emilia che era controllatissima dall'aviazione alleata, e proprio per queste ragioni i tedeschi e la Guardia Nazionale Repubblicana avevano posto qui i loro comandi e presidi. Nella V Zona, però, anche il PCI aveva una consistente organizzazione clandestina e i contatti con il centro erano tenuti da Tonino Cattano "Oscar". A Casalgrande i primi nuclei di resistenza gravitarono intorno a Elio Bedeschi "Aldo" e a Giacomo Prati "Bonanno"; altri invece intorno all'avvocato Giuseppe Matteotti. Vi erano inoltre vecchi antifascisti come il socialista Umberto Farri, che era stato l'ultimo sindaco del paese. Fu creato anche un CLN locale composto da: Ferretti Luigi per il PCI, Farri Umberto per il PSI, il dott. Carpanini Enrico per il Partito d'Azione e, più tardi, Mons. Fernando Monti per la DC. Il Comando di zona era stanziato sulle colline di Casalgrande e Dinazzano, poco lontano dalla sede di un comando tedesco che era a Villa Carandini. Se la vita dei partigiani era caratterizzata dalle continue azioni condotte contro i nazifascisti, la vita degli abitanti di Casalgrande diveniva giorno dopo giorno più difficile: la fame, il freddo, le difficoltà di ogni genere la facevano da padroni negli anni tra il 1943 e il 1945. A tutto questo si aggiungevano i morti, i feriti, le case distrutte e le famiglie senza tetto causati dai bombardamenti alleati, come quelli del 14 febbraio 1944 a Veggia e del 12 ottobre dello stesso anno a Brugnola. Ma soprattutto c'era la paura: le Autorità fasciste esistevano, vigilavano e controllavano, perché, nella strategia del regime, c'era bisogno della fisionomia di "ordine e calma degna di una nazione civile". Anche i tedeschi non facevano mancare le loro pressioni: il 23 marzo 1945, un mese prima della liberazione di Casalgrande, venne eretto il Comando tedesco a Boglioni, nella Villa Panizza. Gli ordini erano tassativi: fare l'elenco degli abitanti di Casalgrande, affiggere sulla porta di ogni casa l'elenco di chi vi abitava, divieto di uscire dal Comune senza lasciapassare (equivaleva a definirsi partigiano). E poi il coprifuoco: tutti i civili dovevano essere in casa dalle 8 di sera fino alle 5 del mattino. Come per il resto dei paesi della zona, la liberazione di Casalgrande arrivò nell'aprile 1945. I partigiani Ivan e Aldo si divisero i compiti e mobilitarono tutti gli uomini disponibili. Durante la notte del 23 si avvicinarono alle località stabilite, mentre le truppe tedesche passavano sulla provinciale e sulla strada di Salvaterra dirette ad ovest. Il mattino del 24 alle ore 8 Ivan con due squadre entrò in Boglioni dove attaccò la retroguardia tedesca ed occupò il paese: furono catturati tre militari tedeschi e un italiano a loro aggregato, tutti armati. Nello stesso momento il CLN era già nella sede comunale a predisporre i primi atti. Aldo invece scese a Casalgrande parrocchia e a Dinazzano con le squadre e liberò le due località. Nella seconda, a Villa Carandini, era stanziato il comando della guarnigione tedesca di Sant'Antonino. Vennero fatti 20 prigionieri. Nello scontro i tedeschi ebbero due morti e due feriti; fu anche preso un vasto bottino. Rimaneva ancora la strada provinciale per Sassuolo, punto nevralgico per Casalgrande, sulla quale negli ultimi due giorni si affacciavano di quando in quando nutrite colonne in fuga. Tutto il giorno 23 era stato un continuo allarme accompagnato da azioni di disturbo effettuato dalle varie squadre di sappisti contro le truppe tedesche, per impedire che i loro uomini avessero mano libera in atti di razzia e per costringerle a proseguire in fretta. Ristabilito finalmente l'ordine venne nominata la Giunta: Farri Umberto, PSI, sindaco; Ferretti Gino, PCI, e Monti Fernando, DC, prosindaci; Manenti Giovanni, DC, e Ferrari Marco, PCI, assessori. Il gruppo si mise al lavoro immediatamente per il ritorno alla normalità. Il problema più grave era quello della ripresa del lavoro alla Ceramica di Veggia, dove erano occupati vari lavoratori dell'industria del luogo. Mancava tutto: carbone, correttivi chimici per la fabbricazione di quel tipo di ceramica per edilizia chiamato kervit. Vi era il bracciantato locale che era disoccupato, ecc. Nonostante i numerosi problemi dei primi tempi, anche Casalgrande riuscirà ad avviare la ricostruzione e il ripristino di tutte le attività.Bibliografia e approfondimenti:

  • Guerrino Franzini, Storia della Resistenza reggiana, ANPI, Reggio Emilia 1982;
  • Guerrino Franzini, Cronologia dei fatti militari e politici più importanti o significativi della guerra di Liberazione nel Reggiano, Istituto per la storia della Resistenza e della Guerra di Liberazione, Reggio Emilia 1978;
  • Sereno Folloni, Una zona. Una Resistenza. Storia della Resistenza nella V Zona (Reggio Emilia), Tecnograf, Reggio Emilia 1985;
  • Bruno Lorenzelli, Federico Franzoni, Anna Lucenti, La Resistenza nella V Zona, Scandiano 1974;
  • Comune di Casalgrande, Quando c'era la guerra. Vivere e morire a Casalgrande negli anni della paura, Litostampa La Rapida, Casalgrande (RE) 2005;
  • Comune di Casalgrande, Assessorato alla Cultura, Biblioteca Comunale, Appunti e immagini della "Resistenza" a Casalgrande, Litostampa La Rapida, Casalgrande (RE) 1995;
  • Antonio Mammi, La stagione ostile. Memorie e voci di internati militari e civili nei lager nazisti 1943-1945, Comuni di Scandiano, Casalgrande, Rubiera, Castellarano, Baiso, Viano 2008.

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