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Caldarola (MC)

Tra le valli del Chienti e del Fiastrone si sviluppano alture piene di boschi ed anfratti, con piccole località quali Cessapalombo, Caldarola, Montalto, Vestignano e Monastero. Qui operarono fin dagli ultimi mesi del 1943 alcuni distaccamenti partigiani che furono protagonisti di azioni di disturbo ai convogli tedeschi. Questa zona era infatti molto importante dal punto di vista militare perché vi passava la strada che attraverso Colfiorito portava i rifornimenti al fronte di Anzio. Subito dopo l'8 settembre 1943 si riunirono esponenti antifascisti di Macerata e Tolentino per valutare sia i rischi di un fascismo che non sembrava ancora del tutto morto, sia la necessità di organizzarsi e prepararsi alla lotta. Di ricca tradizione antifascista, fu proprio a Caldarola, precisamente in contrada Bozzolone, che si organizzò il primo gruppo di partigiani: in una casetta di cacciatori si ritrovarono alcuni giovani caldarolesi e degli slavi montenegrini fuggiti dai campi di concentramento della zona. Successivamente, il gruppo di partigiani di Caldarola trovò la sua sede nel Castello Maraviglia, nella frazione di Vestignano: un luogo strategico che permetteva di controllare tutta la valle. L'ingegner Pisani, Aldo Buscalferri e i figli Toto e Fedro, il tenente Corrado Giacobini e altri giovani di Vestignano si riunirono qui la prima settimana del dicembre 1943 dando vita al Gruppo di Azione Garibaldina, G.A.G., che si impegnava a combattere per l'indipendenza e l'unità d'Italia nel nome di Garibaldi. La cerimonia, quasi risorgimentale, venne registrata su un quaderno, andato perduto nei rastrellamenti del marzo '44. Fu il primo atto organizzato della lotta partigiana. Nel febbraio 1944, per iniziativa del CLN regionale, il gruppo insediato nel Castello Maraviglia venne trasformato in Gruppo Comando: era coordinato ora da Augusto Pantanetti (Bande Nicolò), Fattorini e Feltre Bartocci. A capo c'era il colonnello Egidi del Commissariato Militare. Ciò che sicuramente contraddistinse questa formazione fu il possesso di una ricetrasmittente che consentì ai partigiani di restare quotidianamente in contatto con il Comando Alleato di Bari e di ricevere le informazioni sui lanci alleati di armi per i sabotaggi e viveri di conforto. Ma la storia della Resistenza di Caldarola è legata soprattutto ad alcune figure di cui il Comune ha conservato memoria attraverso monumenti, cippi e lapidi sul territorio. Nel viale d'accesso al paese, sulla sinistra, si può vedere il monumento in memoria di alcuni giovani partigiani caldarolesi, tra cui Aldo Buscalferri, Brandelisio Rocchi e Francesco Mercorelli. Subito dopo l'Armistizio, Aldo Buscalferri fu attivo organizzatore dei gruppi partigiani della montagna, fino a diventare il Commissario politico del Comando partigiano del IV Settore Montano. Venne ucciso sulla strada di Pievefavera il 21 marzo del 1944 e rimase tra la neve per due giorni, fino a quando un gruppo di coraggiosi recuperarono la salma portandola con mezzi di fortuna a Caldarola. Per le sue azioni è stato insignito della Medaglia d'Argento al Valor Militare. Brandelisio Rocchi e Francesco Mercorelli, del GAP di Caldarola, furono invece uccisi a pugnalate dai tedeschi il 10 giugno del 1944 mentre ritornavano dalla montagna sopra Borgiano dove erano stati a rifornirsi di armi dalla Brigata "Buscalferri". Nella piazza del paese, sulle logge del Comune, è visibile una lapide che ricorda l'uccisione di Agostino Mazzetti avvenuta il 19 febbraio 1944 durante un'incursione da parte di un gruppo di tedeschi che sorpresero i partigiani e la popolazione di fronte alle porte degli ammassi mentre stavano per distribuire il grano. Un mese dopo, la notte del 19 marzo 1944, sulla piazza avvenne un drammatico scontro tra partigiani e fascisti. Il tenente Raul Mattiolo, ricercato come responsabile dell'uccisione di sette fascisti a Muccia, il tenente Lena "Acciaio" e gli uomini del gruppo, nel trasferirsi a San Liberato dove gli aerei alleati avrebbero fatto un lancio di armi, si incontrarono con un camion di fascisti e tedeschi venuti per una spedizione punitiva. Seguì un durissimo scontro a fuoco nella piazza centrale: il tenente Lena "Acciaio" con una bomba Sipe fece saltare in aria la camionetta piena di armi e uomini e scappò fortunosamente. Dodici giovani vennero catturati, interrogati a Muccia e malmenati perché fornissero informazioni sulla situazione di Montalto. Cinque di essi cedettero, gli altri sette si rifiutarono di parlare e furono poi condotti a Montalto il 22 marzo per essere fucilati alla schiena. Questo episodio fu il preludio al rastrellamento nella zona dei giorni successivi che si concluse con l'eccidio di Montalto eseguito con ferocia e con forze sproporzionate alla resistenza dei partigiani. Sulla piazza di Caldarola, all'interno del palazzo municipale, è stato anche allestito un Museo della Resistenza.Bibliografia e approfondimenti:

  • Luisella Pasquini, Nazareno Re (a cura di), I luoghi della memoria. Itinerari della Resistenza marchigiana, Il lavoro editoriale, Ancona 2007;
  • Sergio Sparapani (a cura di), La guerra nelle Marche 1943-1944, Il lavoro editoriale, Ancona 2005;
  • Ruggero Giacomini, Ribelli e partigiani. La Resistenza nelle Marche 1943-1944, Affinità elettive, Ancona 2005;
  • Duca Vilfredo, Amato Tiraboschi, Giacinto Minciotti, Lotta per la libertà nelle Marche 1943-1944, Editore Bruno Brunori, Jesi.

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