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Bardi (PR)

Comune italiano in provincia di Parma, Bardi sorge nell'alta Valle del Ceno, in corrispondenza della confluenza tra il torrente Ceno e il torrente Noveglia. L'abitato, situato alle pendici del Monte Crodolo, ha assunto in tutte le epoche una grande importanza strategica per la sua posizione all'estremità sud-ovest della provincia di Parma, verso la Liguria e il Piacentino. Durante la Seconda Guerra Mondiale e subito dopo l'Armistizio dell'8 settembre 1943, Bardi e il suo territorio furono centro nevralgico della lotta partigiana. Nonostante il paese fosse immediatamente controllato da un presidio fascista sito nell'attuale Palazzo del Municipio in Piazza Vittoria, il movimento antifascista clandestino riuscì ad organizzare centri di raccolta di armi e uomini per la lotta armata. Oltre all'odierna Trattoria "Trieste", che divenne un punto di incontro e di smistamento dei "ribelli" inquadrati nella 12^ Brigata Garibaldi, i giovani renitenti e i volontari che arrivavano a Bardi per entrare nelle file partigiane venivano accompagnati anche nella vecchia fabbrica di Vischeto, dove rimanevano in attesa di entrare definitivamente in un distaccamento. Nei mesi successivi a Vischeto avrebbe avuto sede anche un campo di prigionia in cui i partigiani avrebbero raccolto i militari catturati durante le loro azioni. Proprio nel comune di Bardi, a Osacca, il 25 dicembre 1943 avvenne il primo scontro fra partigiani e fascisti in provincia di Parma: si trattava di un gruppo di giovani antifascisti di Casalmaggiore e Cremona del distaccamento garibaldino "Picelli" che si scontrarono con reparti fascisti armati inviati nella zona per ripulirla dai "ribelli". I fascisti, dopo ore di fuoco, furono costretti a ritirarsi con molti feriti; mentre la piccola formazione partigiana, dopo più massicci attacchi di rappresaglia da parte dei fascisti contro cittadini inermi, prese la decisione di sciogliere il distaccamento. Nell'estate 1944 una sempre migliore organizzazione partigiana portò alla liberazione di tutto il territorio a ridosso del fiume Ceno. Dal 15 luglio, però, l'operazione repressiva del rastrellamento Wallenstein contro la zona controllata dai resistenti pose fine ai territori liberi. Il 17 luglio 1944 all'alba Bardi fu attaccata da 12 bombardieri Stukas che provocarono danni ingenti, mentre truppe tedesche in ritirata da Bedonia e Borgo Val di Taro eseguirono numerosi rastrellamenti. Tuttavia, dopo la ritirata delle truppe nazifasciste, i partigiani riuscirono a riorganizzarsi e a riprendere il controllo del territorio, fino alla Liberazione. A Bardi è legata la figura di Luigi Marchini "Dario", comandante della 12^ Brigata Garibaldi "Parma", insignito della Medaglia d'Argento al Valor Militare per la sua attività partigiana.

Bibliografia e approfondimenti:

  • Emilia Romagna. Itinerari nei luoghi della memoria 1943-1945, Touring Club Italiano, Milano 2005;
  • Sentieri partigiani della Provincia di Parma. Itinerari della memoria nell'Appennino parmense, a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Parma, Parma 2006;
  • sito istituzionale del Comune di Bardi.

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