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Alessandria (AL)

Comune piemontese, capoluogo dell'omonima provincia, Alessandria è situata nella pianura tra i fiumi Tanaro e Bormida, ai piedi delle colline del basso Monferrato. La città è caratterizzata da lunghi e ampi viali a più corsie e da grandi e ariose piazze. La "Cittadella" è uno dei massimi esempi di architettura militare: costruita nel 1728 dal re Vittorio Amedeo II e ulteriormente allargata nel corso dell'Ottocento, ha uno sviluppo perimetrale di tre chilometri e presenta una cinta a pianta esagonale con fronti bastionati. Grazie alla sua posizione al centro del triangolo industriale Torino-Genova-Milano, Alessandria costituisce un importante nodo autostradale e ferroviario fin dalla fine dell'Ottocento quando, con la nascita delle Ferrovie e l'incremento dei commerci nel Nord Italia, divenne uno dei punti nevralgici per il commercio italiano. Sotto il Fascismo Alessandria mantenne la sua importanza: negli anni Trenta furono eretti importanti edifici pubblici ed opere architettoniche, come il Dispensario Antitubercolare, progettato da Ignazio Gardella, e il Palazzo delle Poste, decorato dai mosaici di Gino Severini. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale diversi furono i tragici eventi che segnarono la vita di Alessandria: i bombardamenti, l'occupazione tedesca, le persecuzioni degli ebrei, la Resistenza. In città numerose furono le vittime civili e le devastazioni materiali provocate dalle incursioni aeree alleate. Le prime bombe caddero il 14 agosto 1940, con 14 vittime, compresi 3 bambini e 5 soccorritori. Il 30 aprile 1944 fu strage al quartiere Cristo con 239 morti e centinaia di feriti; fu distrutto lo storico teatro municipale e l'antico Palazzo Trotti-Bentivoglio, sede di biblioteche, musei e archivi civici. A giugno, bombe anche sui ponti dei fiumi Tanaro e Bormida. Il 5 settembre 1944 un ordigno alleato sventrò il rifugio antiaereo del rione Cittadella, in Via Giordano Bruno, uccidendo 39 civili. Per 20 di questi fu stilato solamente un certificato di morte presunta non essendo possibile giungere ad una qualsiasi identificazione dei loro resti. Infine, il 5 aprile 1945 i bombardieri batterono ancora una volta il centro abitato: 160 i morti e 500 i feriti. L'obiettivo era la stazione ferroviaria ma vennero colpiti diversi rioni popolari, alcune chiese, l'ospedale infantile "Cesare Arrigo", Via Gagliaudo e l'asilo "Maria Ausiliatrice", dove tra le macerie persero la vita 41 persone: diverse religiose e decine di bambini. Distrutti anche il mercato coperto e l'ottocentesca Galleria Guerci, uno dei luoghi simbolo di Alessandria. Altro luogo simbolo è la "Cittadella" militare, protagonista di più di un episodio durante il periodo bellico. Nei giorni dell'Armistizio del 1943, nella grande fortezza e nelle altre caserme cittadine erano acquartierati reparti del 371° Reggimento Fanteria, del 2° Reggimento Artiglieria Divisionale, del 2° Autocentro, oltre ad una Compagnia Sussistenza ed una Sanità. Il mattino del 9 settembre le autocolonne tedesche entrarono in città, presidiando punti strategici. In "Cittadella", nonostante l'assenza di ordini, si approntarono alcuni pezzi di artiglieria per opporre resistenza. Alla porta carraia, fronte Tanato-San Michele, iniziarono le trattative tra gli ufficiali italiani e quelli nazisti che portarono a convenire un'ora di tregua. Scaduto il termine, i carri armati ed i pezzi pesanti tedeschi fecero fuoco sull'artiglieria italiana, ferendo alcuni soldati, tra questi il sergente Pietro Adorno, colpito a morte. La resa fu immediata, i cancelli della "Cittadella" si aprirono ed i tedeschi radunarono e disarmarono gli uomini della guarnigione, caricati sui camion nel volgere di poche ore e condotti alla stazione ferroviaria per la deportazione in Germania. Durante l'occupazione tedesca, la "Cittadella" divenne luogo di detenzione per partigiani, antifascisti e militari, tra questi anche il comandante partigiano di Giustizia e Libertà, Luciano Scassi "Stefano", che era stato catturato il 18 febbraio 1945 in Val Bormida durante un rastrellamento fascista. Per lui e altri tre compagni di lotta venne convocato d'urgenza il Tribunale militare che pronunciò la condanna alla pena capitale. Il 20 febbraio, davanti ad uno dei bastioni della "Cittadella", Luciano Scassi, Amedeo Buscaglia - suo amico fraterno e collaboratore -, Ettore Gino "Kappa 13" - anch'egli partigiano della GL - e Pietro Scaramuzza - giovane staffetta e combattente della Brigata "Matteotti-Val Tanaro" - vennero trucidati dal plotone di esecuzione. Scassi, sin dall'aprile 1944, aveva raccolto intorno a sé, nella zona di Bric dei Gorrei, nell'Acquese, un gruppo di circa 20 ribelli. Cresciuto numericamente e consolidata la propria organizzazione, il reparto guidato da "Stefano" assunse in luglio il titolo e nome di VIII Divisione G.L. "Braccini". L'occupazione nazifascista ad Alessandria si fece sentire anche con le persecuzioni razziali. Nel novembre 1943, la Questura programmò in tutta la provincia alessandrina il rastrellamento degli Ebrei, dando corso alle disposizioni emanate dalla Repubblica Sociale. Le comunità ebraiche di Alessandria, Casale Monferrato ed Acqui Terme subirono violenze alle persone, devastazioni e spoliazioni dei luoghi di culto e delle biblioteche ebraiche. La Sinagoga del capoluogo venne depredata il 13 dicembre 1943 ad opera di squadre fasciste. Il tempio fu gravemente danneggiato, distrutto l'archivio israelitico e le due biblioteche. Rubate le argenterie ed ogni oggetto prezioso e sacro. Con parte del bottino della razzia squadrista fu acceso un sacrilego falò in Piazza Gobetti (oggi Piazza Libertà). Ben presto gli ebrei vennero rastrellati e caricati sui treni in carri bestiame: destinazione Auschwitz. Complessivamente gli ebrei alessandrini deportati nei campi di sterminio nazisti furono 97. Nessuno di essi tornò. In tutte le parti della provincia tanti riuscirono a rifugiarsi in montagna o nelle campagne, dove non mancò la solidarietà di chi offrì loro aiuto. Altri si unirono alla Resistenza, partigiani combattenti, come accadde nelle formazioni di Giustizia e Libertà. Alessandria fu l'ultima città della provincia ad essere liberata: sul territorio compreso tra il capoluogo, Valenza, Casale Monferrato ed Acqui Terme, partigiani e nazifascisti si fronteggiarono, in pratica, fino alla fine del mese. Solo il 27 aprile i partigiani occuparono, senza incontrare resistenza, edifici pubblici e militari, mentre colonne nazifasciste attraversavano la città in un'atmosfera carica di tensione. Il 29 aprile gli Alleati entrarono nel capoluogo. Per la sua partecipazione alla lotta partigiana e per i sacrifici della sua popolazione durante la Seconda Guerra Mondiale, il 17 maggio 1996 la Provincia di Alessandria è stata insignita della Medaglia d'Oro al Valor Militare.

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